Esperpento

DON LATINO: ¡Yo no sé lo que soy!
DON FILIBERTO: Lo creo.
DORIO DE GADEX: Un golfo madrileño.
DON LATINO: Dorio, no malgastes el ingenio, que todo se acaba. Entre amigos basta con sacar la petaca, se queda mejor. ¡Vaya, dame un pito!
DORIO DE GADEX: No fumo.
DON FILIBERTO: ¡Otro vicio tendrá usted!
DORIO DE GADEX: Estupro criadas.
DON FILIBERTO: ¿Es agradable?
DORIO DE GADEX: Tiene sus encantos, Don Filiberto.
DON FILIBERTO: ¿Será usted padre innúmero?
DORIO DE GADEX: Las hago abortar.
DON FILIBERTO: ¡También infanticida!

Ramón María del Valle-Inclán
Luces de Bohemia

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As Slow As Possible

Grazie ad un articolo di Oliver Burkeman, venni a conoscenza del podcast Hurry Slowly.

L’altro giorno ho ascoltato l’episodio 29, con Adam Greenfield, sulla sociology of the smartphone.

Una frase mi è sembrata particolarmente interessante:

I think the notification is the worst idea ever. It’s something that arises out of business necessity, and like the calendaring app, it’s predicated on a model of life that was appropriate to the developers. But those things are just not relevant to a great many lives on Earth. And yet that becomes the default pattern. A pattern that’s appropriate to a knowledge worker in a multinational corporation becomes the model for all of us.

Un pensiero simile mi era già venuto in mente, mentre leggevo articoli sulla pomodoro technique, l’idea per cui sei più produttivo se ti dividi il tuo tempo in intervalli di 25-5-25-5-25-10 minuti. In pratica: ti concentri 25 minuti su un compito, poi fai una pausa di 5; ogni tre volte, la pausa diventa di 10 minuti.

Leggevo e pensavo – a volte condividevo con amici: immagina che sei al supermercato e chi lavora alla cassa, mentre passa i prodotti, a un certo punto si ferma e dice, ‘scusa, ma sono cominciati i miei cinque minuti di pausa!”

Però quella stessa persona usa lo smartphone, legge gli articoli che dicono che il suo benessere mentale passa per intervallare lo stare seduti un’ora con il fare 15 minuti di esercizio intensivo, o che se non è produttiva è perché non ha un buon time management.

Chi lavora alla cassa non ha un buon time management. Non chi costringe questa persona a non alzarsi per ore, con turni consecutivi, dietro il ricatto di un contratto a tempo.

Il festival della canzone, dopo

Il Festival da Canção del 1975 in Portogallo fu il primo dopo la rivoluzione. E gli effetti si vedono anche nelle canzoni presentate: Batalha- povo, eseguita per Paco Bandeira; Com uma arma, com uma flor, eseguita da Paulo de Carvalho; Pecado (do) capital, eseguita da Fernando Girão e Jorge Palma, per citare i nomi più evocativi.

“Casualmente” la canzone vincitrice fu Madrugada (testo e musica di José Luís Tinoco), interpretata da Duarte Mendes, uno dei capitani d’aprile.

La playlist YouTube del Festival di quell’anno: Festival RTP da Canção 1975

Il tempo non esiste

 

In un’intervista al Guardian, scopro il lato epicureo di Carlo Rovelli attraverso la sua passione per Orazio:

“He has a side that is intimate, lyrical and extremely intense; and he is the great singer of the passing of time,” Rovelli says. “There’s a feeling of nostalgia – it’s not anguish, it’s not sorrow – it’s a feeling of ‘Let’s live life intensely’. A good friend of mine, Ernesto, who died quite young, gave me a little book of Horace, and I have carried it around with me all my life.”

e Lucrezio:

More than anything else I’ve ever read, Rovelli reminds me of Lucretius, the first-century BCE Roman author of the epic-length poem, On the Nature of Things. Perhaps not so odd, since Rovelli is a fan. […]

What Rovelli shares with Lucretius is not only a brilliance of language, but also a sense of humankind’s place in nature – at once a part of the fabric of the universe, and in a particular position to marvel at its great beauty. It’s a rationalist view: one that holds that by better understanding the universe, by discarding false beliefs and superstition, one might be able to enjoy a kind of serenity.

 

Chi decide cosa é intelligente?

Mi é sembrato un po’ caotico l’articolo di Bruce Sterling (originale su the Atlantic . tradotto da Internazionale), ma comunque interessante. Soprattutto quando nota:

The language of Smart City is always Global Business English, no matter what town you’re in. […] However, the cities of the future won’t be “smart,” or well-engineered, cleverly designed, just, clean, fair, green, sustainable, safe, healthy, affordable, or resilient. They won’t have any particularly higher ethical values of liberty, equality, or fraternity, either. The future smart city will be the internet, the mobile cloud, and a lot of weird paste-on gadgetry, deployed by City Hall, mostly for the sake of making towns more attractive to capital.

Anche perché nello stesso giorno ho letto questo articolo su EURACTIV:

Berlin deputy Katalin Gennburg (Die LINKE), who sits on the Committee for Urban Development and Housing, […] criticized the fact that there is no standard definition and criteria for Smart City projects, although millions of euros are flowing into them.
In response to a request from Gennburg’s parliamentary group, the German Bundestag agreed on this point this week, stating that “a special federal funding program in the field of Smart Cities that would specifically support such a strategic approach and implementation of digitisation in municipalities in terms of integrated urban development does not exist yet.

Sono tornato e nessuno mi caccia

Ho visto Sono tornato (Italia, 2018) e l’ho trovato ambiguo e pericoloso. Elenco le mie perplessità in ordine sparso e con molti spoiler.

Inizia prendendo in giro i registi che fanno documentari sull’integrazione nei quartieri delle città.
Sottointende che una donna può assumere un ruolo di potere solo per raccomandazione e con un uomo che in realtà fa tutto il lavoro al posto suo.
Nessuno critica Mussolini, tranne una ragazza che viene subito zittita e licenzata e un’anziana malata di Alzheimer.
Manda il messaggio che una donna (e una promozione a lavoro) si conquista mostrandosi duri, aggressivi.
Nessuno contraddice Mussolini quando afferma che governava perché il popolo lo amava e non con la violenza.
Riduce il fascismo ad un semplice parlare alla pancia del paese, ascoltare ed interpretare i bisogni del popolo.
Qual è il pubblico di quest’ film? Se è l’antifascista che si crogiola nella presunzione di essere superiore alla massa di pecore che segue il capo, se lo potevano risparmiare; c’è già troppo autocompiacimento e sordità in giro. Se si rivolge ad un pubblico generale, il messaggio che arriva è quello di un fascismo ripulito dalla violenza, dal razzismo, dalla soppressione delle libertà personali, dalla militarizzazione della società, dal machismo, ridotto ad un semplice avere la schiena dritta, saper farsi rispettare.
Il film – e il Mussolini show del film – sono pubblicizzati come satira, dimenticando che la satira ha come obiettivo i potenti, i governanti e non i governati.
A me sembra una comicità rischiosa che si inserisce nella scia di chi giustifica i commenti razzisti e machisti con un dai, era solo una battuta! Con te non si può scherzare….