Avocado is the new olio di palma?

Un reportage sulla coltivazione degli avocado a Petorca (Cile) evidenzia il lato oscuro di uno dei cibi piú amati – finché non nasce una nuova moda – dai nuovi foodies:

A Petorca le immense piantagioni di avocado, oltre a danneggiare l’ambiente e causare un danno irreversibile all’ecosistema, stanno distruggendo il tessuto sociale e l’identità culturale del territorio. È ormai diventato impossibile mantenere un campo coltivato o allevare animali, così le persone stanno lasciando la loro terra per rifarsi una vita altrove. […]

Il business dell’avocado è semplice: i grandi imprenditori comprano a poco prezzo terre brulle sulle pendici delle montagne, distruggono la flora e la fauna locali e piantano gli alberi di avocado, ottengono i diritti di uso dell’acqua così non pagano per irrigare i campi e poi vendono la frutta a un costo elevato, con guadagni stellari.

Primi passi di gentrificazione

L’altra sera sono stato nel Brass’Art Digitaal Cafè, nella Place communale di Molenbeek: un bel locale, iniziative interessanti, un concerto acustico simpatico, prezzi bassi.

Nella piccola libreria del locale, ho trovato il libro Found in Molenbeek ed una mappa della città fatta dall’ufficio del turismo.

Tutti e tre (brasserie, libro, mappa) nascono con l’intento di dare una visione positiva e spingere verso una riqualificazione della città di Molenbeek.

Le iniziative sono senz’altro lodevoli ed interessanti, ma non ho potuto fare a meno di vedere in esse i primi passi di una gentrificazione che rischia di trasformare Molenbeek in una di quelle città hip, in cui trasferirsi, parlandone in termini ardimentosi, come se fossero frontiere selvagge da conquistare.

Vino vegano

Stasera ho avuto occasione di bere un Fiano dotato di certificazione Vegan Ok.

Ho chiesto quali elementi di origine animale sono presenti nel vino e mi hanno detto che, a volte, per chiarificare il vino si usa un derivato dell’albumina o del lattosio.

Mentre pensavo che c’è sempre qualcosa da imparare, hanno continuato spiegando che il disciplinare della certificazione Vegan Ok è molto preciso: bisogna evitare prodotti di origine animale in tutta la filiera, dalla concimazione del terreno al packaging (es: nella colla che tiene l’etichetta).

Ho evitato di chiedere con quali prodotti chimici coltivassero il terreno se non si possono usare prodotti di origine animale.

E alla fine del bicchiere ho pensato che, in fondo, la fermetazione alcolica è frutto del lavoro di alcuni microrganismi: a che livello dello sviluppo cellulare ci si può considerare animali?

Ah, chiaro: il vino era buono; solo un po’ troppo acido per i miei gusti.

(S)velato razzismo

Interessante contributo di Lorenzo Ferrari alla discussione sulle politiche migratorie e alla portata discriminatoria dell’espressione aiutiamoli a casa loro

In realtà, ciascuna delle tre parole “aiutamoli”, “casa” e “loro” si porta dietro delle connotazioni pesanti, che non sono per nulla neutre dal punto di vista politico. Rimandano a un modo ben preciso di vedere il mondo e i rapporti internazionali – un modo che non ha molto a che fare coi progressisti e la sinistra.

Continua a leggere sul suo blog: Non aiutiamoli, e non a casa loro

Sorridere al destino

Mi è capitato di rivedere Indipendence Day (1996) e ho avuto questa impressione: il vero coraggio non è pilotare l’attacco aereo contro gli alieni o installare il virus nella nave madre aliena, ma rivendicare con il sorriso di lavorare come ballerina esotica per assicurare un futuro a tuo figlio.

È più facile attendere il grande evento per dimostrare il proprio coraggio, la forza e la determinazione. Più difficile è affrontare con un sorriso il quotidiano.