Requiem per la rivoluzione tunisina?

Corinna Mullin, una ricercatrice della SOAS, attualmente Visiting Assistant Professor in Relazioni Internazionali all’Università di Tunisi, e Brahim Rouabah, scrittore e attivista algerino, fondatore dell’Algeria Solidarity Campaign, fanno una critica da sinistra della rivoluzione tunisina:

Nel contesto della transizione della Tunisia, “consenso” (ijma ‘), che è spesso invocato insieme alla continuità istituzionale (istimrariyyat al mu’assassat), si presenta come essenziale per la tutela del “prestigio dello Stato” (haybat al-dawla), e quindi del benessere economico dello Stato e della sicurezza. Come tale, è spesso impiegato come mezzo per evitare il dibattito con coloro le cui opinioni sono tali da minare questo “consenso” – opinioni da essere respinte con varie etichette dispregiative, tra cui “pericolose”, “oscurantiste”, “terroriste”, e “folli”. Per essere un “uomo di Stato” in questo contesto bisogna sostenere lo status quo, o, per lo meno, solo il cambiamento incrementale. Continua a leggere su Jadaliyya, in inglese

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