Di Grecia, referendum e Unione Europea

Sindacato miliardari, tu t’intendi di denari, ma di amici no. Tu non sai, tu non puoi. Non capisci la bellezza di una storia come questa da-da-da…

I debiti scadono il 30 giugno e il referendum sarà il 5 luglio; le istituzioni hanno fatto sapere che non concedono proroghe, neanche di una settimana, quindi la Grecia potrebbe dover dichiarare fallimento prima di decidere se accettare o meno il piano di aiuti.

La rata del debito che scade il 30 giugno è di 7 miliardi di euro; sembra una grande cifra, ma non lo è: l’Unione produce circa 14.000 miliardi di euro all’anno.

Se la Grecia fallisce, non ripaga neanche una parte dei suoi debiti, cioè l’Italia perde 40 miliari di euro e la Francia e la Germania un complessivo di 150 miliardi.

Il fallimento dei negoziati è sempre stato presentato in due modalità:
(1) le proposte greche sono inaccettabili: sono incompetenti che non sanno quello che fanno mentre noi siamo professionisti;
(2) la Grecia rifiuta il piano di aiuti: vogliamo dare una mano ma quegli oziosi si rifiutano di cambiare.

Stretto all’angolo dopo l’ennesimo pugno, prede il coltello.
“Che fai, cretino? Non ne hai il coraggio!”.
Chiude gli occhi e colpisce.

Nel Trattato di Maastricht sono previste le regole per entrare nella zonaeuro, ma non è prevista una modalità di uscita; secondo alcuni non è possibile; secondo altri è possibile essere cacciati, ma non uscire unilateralmente; una terza tesi sostiene che sarebbe automatica anche l’uscita dall’Unione europea.

Se la Grecia può fare un referendum, perché non può farlo il Regno Unito? Leggo che in Grecia sono sorti dubbi di legittimità costituzionale sulla possibilità di fare un referendum del genere; ne approfitto per ricordare che in Italia un referendum che hanno ad oggetto la ratifica di trattati internazionali, allo stato attuale, non è costituzionale.

Come puoi pretendere di chiedere sacrifici all’Ucraina per entrare in Europa, se lasci fallire uno Stato membro?

Dice che saranno prese tutte le misure necessarie per assicurare la stabilità della zona euro, cioè per evitare l’effetto domino e il fallimento di altri Stati; perché la Grecia può fallire e il Portogallo no?

La Grecia sarebbe libera di chiedere finanziamenti altrove: Russia e Cina sembrano ben intenzionate a dare una mano; ricordo che la Grecia è considerata occidente solo da dopo la seconda guerra mondiale.

Se l’Unione non è capace di risolvere i problemi di un’economia così piccola, c’è davvero qualcosa che non va in questa idea di Europa.

Mi sembrano superflui i discorsi tipo non ha il coraggio prendersi la responsabilità della scelta. Anche secondo me avrebbe il mandato per rifiutare direttamente, ma il significato del referendum è politico: stiamo parlando di persone e non di numeri, l’economia è un mezzo e non il fine.

Il governo greco si sacrifica, fa cadere tutta la montagna dell’Unione economica, ma ha il grande merito di voler sollevare il velo del tecnicismo e ricordare che non esistono scelte neutrali: ogni decisione ha un significato politico chiaro, i numeri vanno interpretati e come lo fai mostra chi sei.

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