Io tifo Portogallo

Che direbbero i socialisti se il PS vincesse le elezioni e tramite un golpe fossero privati della possibilita di formare un governo?

È la storica dicotomia governabilità/rappresentanza nascosta dietro toni da propaganda; quello che in Italia risolviamo con frasi tipo la notte delle elezioni voglio andare a dormire sapendo chi sarà il primo ministro.

In Germania, per alcuni simbolo di stabilità, ci hanno messo due mesi per formare l’attuale governo di coalizione tra CDU (popolari) e SPD (socialisti).

Intanto ieri, con un discorso molto discutibile, Cavaco, Presidente della Repubblica, ha invitato Passos Coelho, leader della PaF (coalizione di centro-destra) e attuale primo ministro, di formare un governo ed ha invitato tra le righe i deputati del PS (socialisti) ad appoggiarlo.

Con questa scelta, Cavaco ha polarizzato ancora di più i discorsi e ha lasciato, di fatto, al partito socialista la decisione sul da farsi. Come notava, il giorno delle elezioni, un commentatore su twitter: Una cosa è certa: anche nella sconfitta, in questo momento Costa [leader del PS] è l’uomo più potente del paese.

Il futuro governo lusitano sembra destinato a nascere dall’imprevedibile accordo tra PS, BE (comunisti) e CDU (coalizione di comunisti e verdi). Il primo del genere nella storia portoghese.

A livello europeo, ci sono alcuni, pochi esempi simili: il governo Jospin in Francia (1997–2002) e il governo Thorning-Schmidt in Danimarca (2011–2015). I partiti socialisti, infatti, tendono verso il centro e preferiscono allearsi con i popolari (vedi Italia, Germania, Parlamento Europeo).

Il Portogallo, inoltre, può essere un laboratorio interessante per la Spagna che va al voto a dicembre; con Ciudadanos (più a destra) o Podemos (più a sinistra) come nuovo ago della bilancia.

In Italia il discorso sul Portogallo è quasi inesistente: non ci sono formazioni come Syriza o Podemos, cui i leader nostrani possono paragonarsi fingendosi innovatori.

L’unica voce è quella de il manifesto; per gli altri giornali, abituati ad una semplificazione che non spiega, vince il partito della Troika: il Portogallo premia la destra, tralasciando che rispetto al 2011: PaF ha perso 28 deputati, PS ne ha guadagnati 9, BE ha più che raddoppiato (da 8 a 19) e CDU è rimasto stabile (uno in più).

Menzione speciale per Lercio:

Il Portogallo esce dall’euro senza dire niente e nessuno se ne accorge

Personalmente, la curiosità sulle sorti del governo portoghese (spagnolo, polacco, svedese, etc.) nasce dalla convinzione che bisogna fare un passo in avanti nelle analisi politiche.

Da un lato, si afferma che ormai le decisioni sono prese a livello europeo: ce lo chiede l’Europa!, definizione onnicomprensiva che dimostra la scarsa conoscenza delle organizzazioni internazionali di cui siamo membri.

Dall’altro lato, si scrivono analisi sulle conseguenze che le elezioni regionali in Campania hanno in vista del voto nazionale mentre l’unica cosa che sappiamo sul Portogallo è che i pensionati italiani vi si trasferiscono.

Sia chiaro: è importante analizzare il voto regionale; ma quante armate ha la Campania nell’Eurogruppo?

Esempio recente è il caso della Grecia: durante l’ultima riunione dei ministri delle finanze, tutti (eccetto quello greco, ovviamente) erano favorevoli alle misure imposte con il memorandum. Fantapolitica: con un governo PS+BE+CDU in Portogallo e uno PSOE+Podemos in Spagna, gli equilibri sarebbero stati diversi?

La vittoria di SYRIZA nella circoscrizione di Salonicco è inutile se il BE non vince in Alentejo.

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