Quale futuro per l’Unione Europea?

The EU is under siege: l’arrivo di centinaia di migliaia di migranti, la crisi finanziaria greca, il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione. Come sta reagendo l’Unione Europea a questo assedio?

Ngaire Woods, professoressa di Global Economic Governance alla University of Oxford, parte dalla recensione di The politics of everyday Europe di Kathleen McNamara per prospettare, contro la tesi del libro, tre possibili scenari per l’Unione Europea: (1) un aumento dei regionalismi e nazionalismi, sullo stile catalano e scozzese; (2) una più decisa guida tedesca, già favorita dalla debolezza di Francia e Italia; (3) un radicale cambiamento demografico. Leggi l’articolo, in inglese.

Il terzo scenario, a mio avviso, non è un “possibile futuro”, ma una certezza la cui gestione è determinante. La stessa autrice afferma che il basso tasso di natalità e la forte immigrazione hanno un duplice effetto: a breve termine rafforzano i localismi, ma a lungo termine li indebolisce e favorisce l’integrazione, sullo stile degli Stati Uniti d’America.

Leggendo questo punto mi è venuto in mente Sottomissione di Houellebecq, romanzo a tratti banale sul suicidio della società europea:

Nel caso del Belgio, quella brutale sconfitta delle destre europee aveva una spiegazione molto semplice: mentre i partiti nazionalisti fiammingo e vallone, di gran lunga le prime formazioni politiche nelle rispettive regioni, non erano mai riusciti a intendersi e nemmeno a instaurare un vero dialogo, i partiti musulmani fiammingo e vallone, sulla base di una religione comune, avevano facilmente raggiunto un accordo di governo.

Ecco, quello che serve all’Unione Europea è la creazione di una base comune, di simboli e pratiche in cui tutti i popoli possano riconoscersi. In questo senso McNamara vede come un segnale positivo la copertura mediatica che hanno avuto le elezioni del Parlamento Europeo e la nomina della Commissione.

Ritengo che l’unica guerra che l’Unione Europea combatte –  e deve vincere per continuare ad esistere – è la guerra dialettica: contrapporre ai miti religiosi nuovi simboli democratici; sostituire la favola nazionalista del passato d’oro con il racconto di un radioso futuro paneuropeo.

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