Chi non vota sta zitto

Promemoria sul referendum del 17 aprile 2016

Chi vota sì afferma di voler vietare il rinnovo delle attuali licenze di sfruttamento dei giacimenti.

Chi vota no afferma di voler permettere il rinnovo delle attuali licenze di sfruttamento dei giacimenti fino ad esaurimento degli stessi

Chi non vota sta zitto.

Un po’ di articoli per orientarsi

Referendum Trivelle, 10 cose da sapere per votare informati
Domenica 17 aprile si terrà il cosiddetto referendum sulle trivelle, il primo nella storia d’Italia ad essere stato ottenuto dalle Regioni. Sono stati infatti dieci consigli regionali, diventati nove dopo il ritiro dell’Abruzzo, ad aver depositato le firme necessarie per indire il voto popolare. Un referendum richiesto da governatori in buona parte iscritti al Partito Democratico, che di fatto si oppongono alla politica energetica del loro segretario e premier, Matteo Renzi.

Referendum Trivelle: le ragioni del Sì, le ragioni del No.
Da una parte si è evocato il rischio della “marea nera” o dei danni al turismo, dall’altra quello della perdita di posti di lavoro e della fine di un intero settore economico e industriale (in una polemica contro l’“ambientalismo ideologico” e l’“Italia dei no”). Abbiamo, perciò, messo in in fila alcune delle affermazioni che in queste settimane sono state pronunciate a sostegno del sì e del no, convinti che la correttezza degli argomenti utilizzati in una discussione sia indispensabile per comprendere il tema e quindi votare in modo consapevole.

Il referendum sulle trivelle spiegato da chi l’ha scritto
Ma non succederà come con il referendum sull’acqua? Tre anni fa 27 milioni di italiani hanno votato a favore dell’acqua pubblica, contro la privatizzazione dei servizi idrici. Il messaggio era chiaro, però poi non è cambiato molto: Napoli è l’unica città che ha deciso di attuarlo, trasformando l’azienda idrica in un’azienda di diritto pubblico; altrove è rimasto tutto come prima. “In questo caso il risultato sarà concreto e immediato”, insiste Di Salvatore [professore di diritto costituzionale all’università di Teramo, ndr]: non c’è ambiguità possibile, votare sì significa che “la vita delle piattaforme non si potrà allungare all’infinito”, le attività petrolifere andranno a scadenza.

Referendum trivelle, se vince il sì che fine fanno le proroghe?
Per governo, società e per il comitato a favore del ‘sì’ non ci sono dubbi: se vince il ‘no’ si andrà avanti fino all’esaurimento dei pozzi, se passa il ‘sì’ alla scadenza della concessione non sarà più possibile chiedere proroghe. Un convincimento maturato in seguito ai recenti pronunciamenti di Cassazione e Consulta sul quesito referendario ammesso. Eppure Emiliano fornisce un’altra interpretazione: con il ‘sì’ “ritornerebbe in vigore l’articolo 9 comma 8 della legge 9 del 1991”, che prevede proroghe “al fine di completare lo sfruttamento del giacimento”, ma solo dopo una serie di verifiche.

Referendum sulle trivellazioni: cosa votano i partiti?
Il PD è per l’astensione ma la minoranza andrà a votare; tutte le opposizioni sono per il sì, dal M5S a SEL alla Lega

E un dubbio personale

La mia opinione sulla politica energetica e ambientale non l’ho già espressa alle politiche?

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