Un nuovo spettro si aggira per l’Europa

Anatole Kaletsky, economista e co-presidente di Gavekal Dragonomics, in un articolo pubblicato da Project Syndicate (e poi dal Guardian) commenta favorevolmente la scelta italiana di alzare il suo profilo europeo e proporsi come guida dell’Unione Europea.

Ma dove può guardare l’Europa disillusa dalla guida tedesca? I candidati ovvi non vogliono o non possono prenderne il posto: la Gran Bretagna si è auto-esclusa, la Francia è paralizzata fino alle elezioni presidenziali del prossimo anno e forse oltre, e la Spagna non riesce neanche a formare un governo. Questo lascia l’Italia, un paese che, pur avendo dominato la politica e la cultura Europea per gran parte della sua storia, è ora considerato “periferico”. Ma l’Italia sta riprendendosi il ruolo di luogo di nascita delle migliori idee europee e di guida in politica e anche, sorprendentemente, in economia.

Kaletsky loda il lavoro interno del governo Renzi, ricorda la trasformazione della BCE sotto la guida di Draghi e la politica estera di Mogherini; conclude affermando che con un po’ di fortuna una nuova generazione di leader italiani, astuti e agili, potrà surclassare i goffi dinosauri tedeschi, le cui antiquate dottrine e regole stanno portando l’Unione europea all’estinzione.

La “rinascita italiana” è riconosciuta come tale anche da Ryan Heath, giornalista della versione europea di Politico, che ha classificato il potere di influenza delle nazioni europee.

L’Italia ha una forte leadership, giustificata dalla stabilità e dall’agenda politica del governo (Renzi), ma una scarsa influenza, data dall’inesperienza del Rappresentante permanente dello Stato presso l’Unione (Calenda, nominato a marzo 2016*).

politico power matrixSempre su Politico, Dalibor Rohac, ricercatore dell’American Enterprise Institute, sostiene che ci sono ottime ragioni per preoccuparsi del futuro dell’Europa, ma la tendenza va verso una rinascita del pensiero e della leadership riformista.

L’esempio è Renzi:

il suo “jobs act”, adottato l’anno scorso nonostante l’opposizione dei sindacati, ha reso più semplice licenziare gli impiegati. Questo era praticamente impossibile per le imprese sopra una certa grandezza sotto la precedente legge, facendo pensare due volte i futuri datori di lavoro prima di assumere qualcuno.

Lo stesso spirito riformista guida l’ascesa di Marcon in Francia: a dispetto di un’ondata di proteste organizzate dei sindacati e l’atteggiamento sempre più critico dei media guidati dalla sinistra, il suo movimento politico, En Marche (“Avanti”), ha raccolto un indice di gradimento del 38 per cento, secondo un recente sondaggio.

E sorprendentemente anche in Grecia, di solito vista come un caso senza speranza quando si tratta di fare riforme, il partito di centro-destra Nuova Democrazia è ora avanti nei sondaggi sopra la sinistra radicale di Syriza.

A me, questo fantasma non piace per nulla.


* Aggiornamento del 9 maggio 2016: a quanto pare l’incarico di Calenda è già terminato (dopo meno di due mesi): Renzi per il dopo Guidi: “Calenda ministro dello Sviluppo economico”

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