Un anno dopo

Ad un anno dall’indignazione a tempo per la morte di Aylan Kurdi, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani Inviolabili nei limiti del PIL continua ad essere rispettata.

Particolarmente lodevole è l’applicazione degli artt. 1, 3 e 10 da parte dell’Ungheria e di altri paesi europei, come riportato da Roberto Scarcella su La Stampa:

Nell’Ungheria di Viktor Orban, diventata il cuore nero d’Europa, autarchica e ultranazionalista, non c’è spazio per gli immigrati. Secondo Orban sono «dei parassiti, criminali che sovvertono la società in cui vanno a vivere». Eppure, agli extracomunitari disposti a sborsare 300 mila euro in titoli di Stato e altri 50 mila a fondo perduto, Budapest non oppone alcuna resistenza. Chi vuole il passaporto ungherese, e di conseguenza europeo, non deve sostenere alcun colloquio, non è tenuto a conoscere la lingua del Paese d’adozione. Nessun test medico per certificare la stato di salute. La residenza è immediata, la cittadinanza si ottiene in 5 anni. E i 300 mila euro vengono restituiti insieme al passaporto.

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