Di partiti socialisti e geringonça

I veti incrociati dei partiti spagnoli stavano conducendo il Paese alla terza elezione in un anno: mai con Rajoy, mai con il PP, mai con i nazionalisti, mai senza una riforma sul federalismo, non mi piego ai corrotti, sono uno duro io!

Le dimissioni di Sanchez sembrano aver risolto la situazione aprendo all’ipotesi di un’astensione del PSOE per permettere la formazione di un governo popolare, nell’interesse del paese e perché – dopo tutto questo – nuove elezioni significherebbe la pasokizzazione dei socialisti a favore di Podemos.

È (poco) rassicurante scoprire che anche in Spagna vi è una bicefalia congenita all’interno del partito socialista: prima González contro Guerra, poi Almunia contro Borrell, Rubalcaba contro Chacón e infine Susana Díaz contro Pedro Sánchez.

Quest’ultimo scontro è ancora più interessante: è stata Díaz a proporre Sánchez come candidato alle primarie socialiste del 2014 “a cui non si poteva presentare perché aveva appena vinto la presidenza dell’Andalusia. In quel modo ha frenato l’ascesa di Eduardo Madina, il suo maggior rivale, che avrebbe potuto essere un candidato forte“. Poi quello che doveva essere una marionetta, si è rilevato più indipendente del previsto, ma non più abile.

Da parte sua Podemos può approfittarne per rifiatare e comporre le piccole discrepanze sulla strategia nate tra Pablo Iglesias, più netto nel rifiutare ogni compromesso, e Iñigo Errejón, più possibilista ad un’apertura verso i socialisti.

Intanto, la situazione della sinistra in Europa non sembra migliore e il leitmotiv è sempre lo stesso: la divisione tra chi muove verso il centro e chi spinge a sinistra.

La Grecia è stata capofila di questo scenario, con SYRIZA che interviene da sinistra nella crisi politica e riduce i socialisti del PASOK al ruolo di comparse.

In Italia e Regno Unito il processo di polarizzazione è in pieno corso.

Nella penisola, il Partito Democratico è bipolare dalla nascita e il frammentario mondo della sinistra cerca ancora una soluzione dall’alto per risollevarsi.

Nelle isole, le seconde elezioni interne del Labour per cercare di ridimensionare Corbyn hanno dato il tempo a Theresa May di ricompattare i Tory dopo il risultato del referendum sulla Brexit.

Vi sono, poi, nazioni in cui il contrasto è ancora agli inizi.

In Francia, l’ex enfant prodige del socialismo europeo è ai minimi storici di popolarità e sta lasciando spazio al movimento “né di destra né di sinistra” dell’ex Ministro socialista Macron.

Più compatti al centro, invece, sembrano i socialisti tedeschi e gli olandesi: I primi governano con i conservatori della CDU dal primo Governo Merkel e i secondi… faccio solo il nome di Dijsselbloem, Ministro delle Finanze del governo socialista e presidente dell’Eurogruppo.

Poi c’è il Portogallo, dove la geringonça compie un anno.

Geringonça letteralmente significa linguaggio informale, per estensione, incomprensibile; in senso figurato è usato per definire una macchina complessa e mal costruita, poco solida.

Il termine geringonça è stato usato a novembre 2015 da Paulo Portas, ex presidente del CDS – Partido Popular, per definire il nascente governo socialista appoggiato esternamente dal Bloco de Esquerda, dal Partido Comunista Português e dal Partido Ecologista “os Verdes”.

Il termine ha avuto successo ed è usato spesso per riferirsi al governo; è nato anche un sito web, geringonca.com, autodefinitosi um exercício coletivo de opinião à esquerda e informação às direitas.

Tutto questo per dire che mi è capitato di leggere un’intervista a Catarina Martins, una delle tre coordinatrici del Bloco de Esquerda, la quale afferma che tutti i giorni si pente della geringonça: “ogni giorno mi confronto con i limiti della geringonça. È faticoso. Non è un male, è quello che dobbiamo fare“.

Alla domanda se il lavoro del BE è ora più difficile rispetto a prima, risponde con un ragionamento che non si sente spesso in altri scenari politici pieni di duri e puri:

Non so se è più intenso. Ma è diverso negoziare il bilancio statale o fare proposte per il bilancio. C’è una difficoltà maggiore. Direi che il BE riesce ad avere il peggio dei due mondi, caricaturando: né siamo comodamente all’opposizione, né abbiamo una forza tale da fare ciò che vorremmo. Ogni giorno è una lotta per vedere che cosa si può ottenere con l’equilibrio delle forze che abbiamo. Ora, poiché questo è molto complicato, ci sono giorni in cui è faticoso, ma sono sicura che è molto meglio che stare comodamente all’opposizione senza essere capaci di fare cambiamenti.

Advertisements

Un pensiero riguardo “Di partiti socialisti e geringonça

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...