Di votazioni e apocalisse

All’inizio, come tutti gli spettacoli americani, anche il grande show elettorale era divertente. Poi si è caduti nella trappola dell’apocalisse ed è diventato tutto noioso.

Clinton è una bugiarda! Trump è un bugiardo! Clinton è una corrotta! Trump è un evasore! Clinton è debole! Trump è maschilista! Clinton è un burattino dei mercati! Trump è un burattino di Putin!

Personalmente, sono combattuto.

Da un lato, mi piace l’idea che il primo presidente donna degli Stati Uniti sia visto come una negativa continuità con il passato. Inoltre, non l’ho letto da nessuna parte, ma mi sembra un bella novità che Clinton sarebbe anche la prima donna Comandante in capo delle forze armate più numerose e potenti del mondo.

E poi, come non condividere la proposta di Maureen Dowd, columnist del New York Times, di affidare a Bill Clinton il ruolo di first lady: così finalmente tutti capiranno fino a che punto questa figura sia ridicolmente superata […] gli piacerebbe tantissimo, si divertirebbe un mondo. E anche io!

Dall’altro lato, c’è il mio istinto caotico neutrale che spera in una vittoria di Trump… così, per vedere cosa succede. Sarà la fine della democrazia? Una nuova guerra mondiale, nucleare ed informatica? La crisi dei mercati?

Sembra che anche Slavoj Žižek speri in una vittoria di Trumpentrambi i grandi partiti, Repubblicani e Democratici, dovranno ritornare alle basi, reinventarsi, e forse così qualcosa può accadere. 

In un articolo tradotto su la Repubblica del 7 novembre, il filosofo sloveno è meno drastico e adatta al contesto sue precedenti teorie:

i progressisti che paventano la vittoria di Trump non temono in realtà una svolta radicale a destra. A spaventarli è semplicemente un reale, radicale cambiamento sociale. I liberal ammettono le ingiustizie della nostra vita sociale (e ne sono sinceramente preoccupati), ma vogliono porvi rimedio con una “rivoluzione senza rivoluzione” come diceva Robespierre.

Ma soprattutto fa una giusta osservazione: la vittoria di Trump contiene in sé un grave rischio, non c’è dubbio, ma la sinistra sarà mobilitata solo dalla minaccia di una catastrofe.

Non solo la sinistra. Ormai tutta la politica si muove solo per paura.

Oggi è Trump. Ieri era la Brexit. L’altro ieri la Spagna senza governo. Prima le riforme costituzionali in Polonia. La crisi economica greca. L’instabilità dell’Italia berlusconiana. Sullo sfondo la crisi dei migranti. Domani sarà il pericolo di un governo del Fronte Nazionale in Francia. Poi le elezioni in Germania con il rischio di un’affermazione dell’AfD. Il referendum costituzionale in Italia. Ogni anno per l’approvazione del bilancio.

Siamo passati dalla fine della storia alla fine del mondo.

Si stanno verificando tutte le condizioni che esistevano ad inizio Novecento, prima delle due Guerre Mondiali! Ma la terza sarà quella definitiva perché sarà nucleare! La fine è vicina! E allora film su zombie, regimi dispotico-tecnologici, supereroi che salvano il mondo da invasioni aliene, mondi paralleli.

L’idea dell’emergenza eterna, della crisi continua non è neutrale, ma è una precisa strategia nazionalista, pericolosamente reazionaria: l’unica salvezza è chiudersi! Salviamo il salvabile! Riscopriamo le tradizioni, la cucina a km zero, i nostri stupidi, buffi, assurdi costumi locali!

È anche una visione molto religiosa: da destra, con l’idea dell’arrivo dell’uomo della provvidenza che da solo risolverà tutti i problemi; da sinistra, con l’idea che solo dopo la catarsi apocalittica si può costruire un mondo migliore. In ogni caso solo io posseggo la verità e l’altro è un eretico da abbattere: o con me o contro di me. Sia il vostro parlare sì, sì, no, no; il di più viene dal maligno.

Ma soprattutto non ti fa pensare: non ti fa ragionare sugli effetti riflessi delle tue scelte (non c’è tempo!), non ti permette di rivalutare le tue scelte (sono le sole giuste!). L’altro non è più una persona, portatore di interessi e meritevole di ascolto, ma un nemico malvagio da abbattere.

No. Superiamo la trappola dell’apocalissenon c’è niente di più ribelle, di più controcorrente che filosofare.

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2 pensieri riguardo “Di votazioni e apocalisse

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