Non ha vinto Trump, ha perso Clinton

Nel giorno in cui i Verdi americano hanno richiesto ufficialmente il riconteggio dei voti delle elezioni presidenziali statunitensi in Wisconsin (e Clinton si è alla fine sbilanciata ad appoggiare questa proposta), è interessante analizzare a mente fredda il risultato delle elezioni americane.

Si dice che Clinton ha vinto il voto popolare, prendendo circa due milioni di preferenze in più rispetto a Trump. Bisogna notare una cosa:

  • nel 2012 hanno votato 129milioni di persone:
    • Obama: 65,9milioni di voti (51%)
    • Romney: 60,9milioni (47%)
    • Johnson: 1,2milioni (0,9%)
    • Stein: 469mila (0,36%)
  • nel 2016 hanno votato 134milioni di persone:
    • Clinton: 64,4milioni (47,9%)
    • Trump: 62,3milioni (46,3%)
    • Johnson: 4,4milioni (3,29%)
    • Stein: 1,3milioni (1,04%)

Emerge che, con più votanti, Clinton ha preso circa 1,5milioni di voti in meno di Obama, mentre Trump ha preso un 1,4milioni in più di Romney e gli altri due candidati hanno almeno triplicato le preferenze.

Tra i vari articoli di analisi, Thomas Fazi sembra cogliere meglio il punto:

Molto più semplicemente: la maggior parte dei tradizionali elettori repubblicani ha votato per Trump (e alcuni hanno addirittura votato per la Clinton), mentre milioni di tradizionali elettori democratici – per non parlare di molti elettori di Bernie Sanders – non hanno votato per nulla o hanno votato per candidati alternativi. In diversi cosiddetti “swing states”, infatti, Trump ha vinto grazie ad un margine risicatissimo di circa 100.000 voti. Questo vuol dire che alla Clinton sarebbe bastato portare alle urne anche solo l’1% dei circa 100 milioni di aventi diritto al voto che si sono astenuti.

Se questi dati sono confermati (in alcuni Stati lo spoglio non è ancora finito), si conferma la tesi di Lakoff per cui un conservatore sia più disposto ad accettare acriticamente le indicazioni di voto del proprio partito rispetto a un progressista.

In altre parole: quelli che passano da Sanders a Trump sono più numerosi di quelli che fanno il percorso inverso.

Anche la retorica dell’uomo bianco lavoratore che fa vincere Trump sembra un’invenzione:

Tra i bianchi, Trump ha racimolato solo l’1% dei voti in più rispetto a Romney nel 2012, mentre gli scaglioni di reddito sotto i trentamila e cinquantamila dollari hanno votato in maggioranza per la Clinton […] Anche nella cosiddetta “rust belt” – la regione che un tempo fu culla dell’industria pesante americana e che oggi registra tassi di disoccupazione e di emarginazione sociale altissimi – Trump ha raccolto solo circa 300,000 dei voti della (ex) working class bianca (la presunta protagonista di queste elezioni, a detta dei media). La Clinton, d’altro canto, ne ha persi all’incirca 1,5 milioni rispetto ad Obama. Come ha commentato Nate Cohn sul New York Times: «La Clinton ha subito le sue sconfitte più pesanti nei luoghi dove Obama era andato meglio tra l’elettorato bianco. Non è una semplice storia di razzismo».

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