Il pubblico smart

Ho visto lo spot di Be Internet Awesome, progetto di Google per insegnare ai bambini le basi della sicurezza informatica per navigare con tranquillità e confidenza in internet.

Ho pensato subito due cose: (1) molti adulti ne avrebbero bisogno (2) è una bella idea.

Poi però mi sono detto: questa cosa non la dovrebbe fare la scuola pubblica e non un privato; soprattutto non il privato che è sostanziale monopolista delle ricerche e degli annunci online.

E mi sono ricordato che, in fondo, è questo quello che diceva Umberto Eco nel discorso che ricordiamo per la frase sugli imbecilli del web.

Situazione simile, per rimanere nell’ambito social, si presenta per le regole di moderazione di Facebook. Come chiede Chiusi su l’Espresso:

è giusto sia il social network di Mark Zuckerberg, che gestisce le vite pubbliche e private di due miliardi di persone nel globo, a decidere a suo totale arbitrio quali contenuti debbano restare sulla piattaforma e quali no?

Non cadiamo nell’estremo opposto, però: lasciare unicamente allo Stato la decisione significa lasciare la porta aperta a rischi di censure e stato di polizia diffuso.

Ho una soluzione? Chiaramente no. Ma iniziare a parlarne senza partigianeria tecnoutopista o luddismi integralisti sarebbe un grande passo avanti.

Le domande, alla fine sono sempre le stesse: chi decide? qual è il ruolo dello Stato?

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