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Il Gioco del Trono di Spade dei bianchi

Questa estate ho visto la settima stagione di Game of Thrones. Non ho visto le stagioni precedenti – tranne le prime due puntate della prima stagione – ma la trama non ne ha risentito; forse perché in questi anni mi è comunque capitato di leggere/sentire della serie, quindi ero a conoscenza di alcuni dettagli.

Probabilmente non sono il primo, ma ho notato che si può inventare un mondo nuovo, con lingue e culture diverse, ma non si possono cambiare le strutture di potere e le discriminazioni: tutti i protagonisti sono bianchi.

Gli unici personaggi non-bianchi che ho visto sono Missandei e Grey Worm, rispettivamente un’ex schiava ed un eunuco, e i Dothraki, rappresentanti come selvaggi e violenti.

Chiaramente, i saggi della Citadel sono tutti anziani uomini bianchi.

Primi passi di gentrificazione

L’altra sera sono stato nel Brass’Art Digitaal Cafè, nella Place communale di Molenbeek: un bel locale, iniziative interessanti, un concerto acustico simpatico, prezzi bassi.

Nella piccola libreria del locale, ho trovato il libro Found in Molenbeek ed una mappa della città fatta dall’ufficio del turismo.

Tutti e tre (brasserie, libro, mappa) nascono con l’intento di dare una visione positiva e spingere verso una riqualificazione della città di Molenbeek.

Le iniziative sono senz’altro lodevoli ed interessanti, ma non ho potuto fare a meno di vedere in esse i primi passi di una gentrificazione che rischia di trasformare Molenbeek in una di quelle città hip, in cui trasferirsi, parlandone in termini ardimentosi, come se fossero frontiere selvagge da conquistare.

Vino vegano

Stasera ho avuto occasione di bere un Fiano dotato di certificazione Vegan Ok.

Ho chiesto quali elementi di origine animale sono presenti nel vino e mi hanno detto che, a volte, per chiarificare il vino si usa un derivato dell’albumina o del lattosio.

Mentre pensavo che c’è sempre qualcosa da imparare, hanno continuato spiegando che il disciplinare della certificazione Vegan Ok è molto preciso: bisogna evitare prodotti di origine animale in tutta la filiera, dalla concimazione del terreno al packaging (es: nella colla che tiene l’etichetta).

Ho evitato di chiedere con quali prodotti chimici coltivassero il terreno se non si possono usare prodotti di origine animale.

E alla fine del bicchiere ho pensato che, in fondo, la fermetazione alcolica è frutto del lavoro di alcuni microrganismi: a che livello dello sviluppo cellulare ci si può considerare animali?

Ah, chiaro: il vino era buono; solo un po’ troppo acido per i miei gusti.

Sorridere al destino

Mi è capitato di rivedere Indipendence Day (1996) e ho avuto questa impressione: il vero coraggio non è pilotare l’attacco aereo contro gli alieni o installare il virus nella nave madre aliena, ma rivendicare con il sorriso di lavorare come ballerina esotica per assicurare un futuro a tuo figlio.

È più facile attendere il grande evento per dimostrare il proprio coraggio, la forza e la determinazione. Più difficile è affrontare con un sorriso il quotidiano.

Di cibo biologico e creazionismo

L’altro pomeriggio mi è capitato di vedere una vecchia puntata dei Simpson, The Monkey Suit: i Flanders si ritrovano, per caso, a vedere una mostra sull’evoluzionismo che giudica la creazione come un mito. Ned Flanders, sconvolto e incalzato dai figli, esclama

Nessuno è mai stato una scimmia! Ogni cosa è ciò che era e che sempre sarà! Dio ci ha messo al mondo punto e basta!

Ogni cosa è ciò che era e che sempre sarà. Mi sembra che la battaglia contro gli OGM, che la ricerca ossessiva del naturale, si pongono esattamente in questa linea di pensiero: l’idea, più o meno consapevole, che quello che noi chiamiamo carota, pomodoro, grano, sia sempre stato così, come se non fosse mai avvenuta una selezione umana o – appunto! – naturale.

Per fare un esempio: la banana che mangiamo e che è considerata naturale non esisterebbe senza l’intervento dell’uomo:

il 99 per cento delle banane commercializzate in occidente appartiene a un’unica varietà, nota con il nome di Cavendish. Come tutte le banane commestibili, la Cavendish è il frutto di un accidente biologico. Nata da un errore genetico, è sprovvista di semi e si riproduce per talea.

La frase ogni cosa è ciò che era e che sempre sarà mi ha dato alcuni spunti di riflessione sulla trappola del biologico, cioè su tutta la retorica sugli antichi sapori, le ricette tradizionali, la cucina della nonna, l’ossessione contro il geneticamente modificato:

(1) la cucina non può mai essere naturale: dal processo di selezione alla cottura, c’è sempre la mano dell’uomo (2) in gastronomia non esiste il tradizionale, ma solo l’imposizione di un sistema di valori (3) oggi, tale sistema di valori è espressione di una cultura conservatrice e religiosa (4) la trappola del biologico è funzionale ad una soluzione autoritaria della crisi economica e politica.