Allez les bleus multiculturelles

Finale dei Mondiali di calcio 2018: Francia – Croazia.

Se dovessi fermarmi all’aspetto formalmente calcistico, direi che tifo Croazia. Anche solo per vedere se con Modrić ripeteranno lo stesso errore fatto con Iniesta nel 2010.

Ma lo sport ha un valore politico, e in Croazia dovrebbero saperlo che il calcio non è solo un gioco:

I disordini scoppiati nel 1990 allo stadio Maksimir di Zagabria causarono l’interruzione di una partita tra la locale Dinamo e la Stella Rossa di Belgrado e segnarono, per molti croati, l’inizio di una guerra che portò alla secessione del loro paese. […] Durante un’altra partita di calcio, tra Hajduk Spalato e Partizan Belgrado, nel settembre 1990, gli ultrà della prima, noti come Torcida, bruciarono la bandiera jugoslava urlando “Croazia, stato indipendente”.

E la Francia – come nel 1998 – è tra le squadre più multiculturali con 16* giocatori su 23 che hanno la doppia cittadinanza o comunque almeno un genitore proveniente da altri stati. Quindi, allez les bleus!


* Martinica e Guadalupe sono dipartimenti d’oltremare della Francia.

Annunci

La sovranità del governo

Non voglio entrare nel merito del d.l. Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese del 2 luglio 2018, ma voglio solo sottolineare la forma scelta, il decreto-legge.

Pensieri estemporanei:

  • La disoccupazione non è un terremoto. Quello del lavoro mi sembra un problema strutturale e non un evento straordinario che necessita un intervento urgente, quindi poco ragionato, per rispondere velocemente alla necessità dettata dal caso.
  • Il governo parla a nome del popolo, ma non lo ascolta. Il parlamento è il rappresentante della volontà popolare, non il governo. Usare il decreto-legge in mancanza dei requisiti è solo un metodo – da sempre abusato – per evitare discussioni parlamentari.
  • Dice, il popolo ha eletto questo Governo. E no, (1) il popolo elegge i parlamentari, e (2) il popolo è anche chi non ha votato M5S o Lega. Stiamo dicendo che chi non li ha votati non deve essere rappresentato/ascoltato?

As Slow As Possible

Grazie ad un articolo di Oliver Burkeman, venni a conoscenza del podcast Hurry Slowly.

L’altro giorno ho ascoltato l’episodio 29, con Adam Greenfield, sulla sociology of the smartphone.

Una frase mi è sembrata particolarmente interessante:

I think the notification is the worst idea ever. It’s something that arises out of business necessity, and like the calendaring app, it’s predicated on a model of life that was appropriate to the developers. But those things are just not relevant to a great many lives on Earth. And yet that becomes the default pattern. A pattern that’s appropriate to a knowledge worker in a multinational corporation becomes the model for all of us.

Un pensiero simile mi era già venuto in mente, mentre leggevo articoli sulla pomodoro technique, l’idea per cui sei più produttivo se ti dividi il tuo tempo in intervalli di 25-5-25-5-25-10 minuti. In pratica: ti concentri 25 minuti su un compito, poi fai una pausa di 5; ogni tre volte, la pausa diventa di 10 minuti.

Leggevo e pensavo – a volte condividevo con amici: immagina che sei al supermercato e chi lavora alla cassa, mentre passa i prodotti, a un certo punto si ferma e dice, ‘scusa, ma sono cominciati i miei cinque minuti di pausa!”

Però quella stessa persona usa lo smartphone, legge gli articoli che dicono che il suo benessere mentale passa per intervallare lo stare seduti un’ora con il fare 15 minuti di esercizio intensivo, o che se non è produttiva è perché non ha un buon time management.

Chi lavora alla cassa non ha un buon time management. Non chi costringe questa persona a non alzarsi per ore, con turni consecutivi, dietro il ricatto di un contratto a tempo.

Sono tornato e nessuno mi caccia

Ho visto Sono tornato (Italia, 2018) e l’ho trovato ambiguo e pericoloso. Elenco le mie perplessità in ordine sparso e con molti spoiler.

Inizia prendendo in giro i registi che fanno documentari sull’integrazione nei quartieri delle città.
Sottointende che una donna può assumere un ruolo di potere solo per raccomandazione e con un uomo che in realtà fa tutto il lavoro al posto suo.
Nessuno critica Mussolini, tranne una ragazza che viene subito zittita e licenzata e un’anziana malata di Alzheimer.
Manda il messaggio che una donna (e una promozione a lavoro) si conquista mostrandosi duri, aggressivi.
Nessuno contraddice Mussolini quando afferma che governava perché il popolo lo amava e non con la violenza.
Riduce il fascismo ad un semplice parlare alla pancia del paese, ascoltare ed interpretare i bisogni del popolo.
Qual è il pubblico di quest’ film? Se è l’antifascista che si crogiola nella presunzione di essere superiore alla massa di pecore che segue il capo, se lo potevano risparmiare; c’è già troppo autocompiacimento e sordità in giro. Se si rivolge ad un pubblico generale, il messaggio che arriva è quello di un fascismo ripulito dalla violenza, dal razzismo, dalla soppressione delle libertà personali, dalla militarizzazione della società, dal machismo, ridotto ad un semplice avere la schiena dritta, saper farsi rispettare.
Il film – e il Mussolini show del film – sono pubblicizzati come satira, dimenticando che la satira ha come obiettivo i potenti, i governanti e non i governati.
A me sembra una comicità rischiosa che si inserisce nella scia di chi giustifica i commenti razzisti e machisti con un dai, era solo una battuta! Con te non si può scherzare….

You Only Live Once… again and again

Ogni tanto l’app Google foto mi invia delle notifiche dal titolo Riscopri questo giorno, con un insieme di foto; quella di oggi si riferiva al 2016. Anche Facebook ha una funzione simile.

Dato che di solito si fanno foto in situazioni di festa, cene con amici o viaggi, il sotto-testo sembra essere guarda come ti divertivi 2 anni fa, mentre oggi ti annoi!

Ci manca che mi dica e domani sarà peggio!

Dirai, sì vabbè: disattiva le notifiche. E lo farò.

Ma il fatto che siano attive di default fa pensare che molti altri non le disattiveranno. E quegli altri, poi, li incontro, ci parlo, mi riempiono la testa di puttanate con la declinazione consumista dello YOLO, votano.

E votano – appunto – con l’idea reazionaria che il passato è bello, divertente; il presente è grigio, noioso; e del futuro non è dato parlare.