Il volto del dio dei cavalli

Un recente ricerca condotta negli Stati Uniti afferma che le caratteristiche demografiche e sociali influenzano il modo in cui le persone si immaginano il volto di dio.

Detto con le parole di Senofane di Colofone (ca. 570-475 a.c.):

I mortali si immaginano che gli dei sian nati e che abbian vesti, voce e figura come loro; ma se i buoi e i cavalli e i leoni avessero le mani, o potessero disegnare con le mani, e far opere come quelle degli uomini, simili ai cavalli il cavallo raffigurerebbe gli dei, e simili ai buoii il bove, e farebbero loro dei corpi come quelli che ha ciascuno di loro. Gli Etiopi fanno i loro dèi camusi e neri, i Traci dicono che hanno occhi azzurri e capelli rossi.

Annunci

Cercando un nuovo equilibrio

Ultimamente ho avuto a che fare con progetti di protezione e salvaguardia dell’ambiente, ho visto Downsizing, ho letto articoli accorati sull’importanza di salvare il pianeta, e la prima cosa che mi veniva in mente era sempre una frase di George Carlin: The planet is fine, the people are fucked.

La terra dopo la scomparsa dell’uomo troverebbe lentamente un nuovo equilibrio.

Se qualche alieno visitasse la Terra centomila anni dopo [la scoparsa dell’uomo], non troverebbe segni evidenti di una civiltà avanzata. Ma se quegli alieni avessero strumenti scientifici abbastanza sofisticati, potrebbero ancora trovare qualche segno della nostra esistenza. […] Per esempio forti concentrazioni di scheletri di una grande scimmia bipede, alcuni dei quali avrebbero denti d’oro o gioielli. […] Ma sarebbero fragili ricordi, patetiche memorie di una civiltà che un tempo pensava di essere il culmine dell’evoluzione. Nel giro di qualche milione di anni, l’erosione e forse una o due nuove ere glaciali cancellerebbero quasi tutte queste labili tracce.

Perché dal punto di vista di una sfera dal diametro medio di quasi 13mila km, ed un età approssimativa di 4 miliardi e mezzo di anni, gli esseri umani sono solo una specie animale particolarmente invasiva.

 

Molto nero, poco giallo-verde

Lorenzo Ferrari nota bene nel suo blog sul Post che l’Italia ha il primo governo di estrema destra dalla nascita della Repubblica, e l’unico in Europa:

Al Parlamento europeo la Lega si accompagna con Marine Le Pen all’interno di Europa delle Nazioni e della Libertà, mentre il Movimento 5 Stelle ha scelto di fare parte di Europa della Libertà e della Democrazia Diretta, il raggruppamento composto anche dall’UKIP di Nigel Farage e dall’estrema destra tedesca AfD – una scelta di campo ponderata, deliberata e in fondo coerente con l’impianto ideologico del partito. […] Da una prospettiva europea, persino il partito di Viktor Orbán in Ungheria (membro del Partito Popolare Europeo) e quello di Jarosław Kaczyński in Polonia (alleato dei Tories britannici) risultano meno di destra rispetto alla Lega e al Movimento 5 Stelle.

Non materialisti abbastanza

We are too materialistic in the every day sense of the word, and we are not at all materialistic enough in the true sense of the word. We need to be true materialistic, like really care about the materiality of goods. Instead we are in a world in which material goods are so important for their symbolic meaning, what they do to position us in the status system.

Juliet Schor
Quote from Minimalism: a documentary about the important things

Note a margine del (at)tentato governo

Alcune note, in ordine sparso, sull’altalena che ha portato al governo Conte II, senza che ci sia stato un Conte I.

Salta el pacto antisistema italiano
la Vanguardia

Durante tres semanas habían prometido que lo más importante eran los temas, y no los cargos. Al final, lo que ha hecho saltar el primer gobierno antisistema italiano ha sido un cargo, el del ministro de Economía.

Un ballo in maschera
Brussels Playbook

Mattarella forced League leader Matteo Salvini to take off the mask of being not-so-anti-European after all; Salvini, in turn, made the 5Stars’ Luigi Di Maio take off the mask of left wing politics by keeping him on-board with a far-right program. And both revealed Mattarella as a very political player; the president didn’t limit himself to the role of convenor-in-chief.

Contro l’euro? No, ma che dici…
Fabio Chiusi

Insomma questa uscita dall’euro non la voleva nessuno, ora che è diventata un problema sul serio. Segno, per la campagna elettorale. Vediamo che dicono tra due mesi.

Nothing quite on the Western front
Euractiv

While Parliament focused on the next long-term budget and its impact on regional policy (meaning money to less developed regions), Italy and Spain – two countries that are supposed to get more funding from Cohesion in the years to come – saw their political fortunes take a rollercoaster ride.

 

Esperpento

DON LATINO: ¡Yo no sé lo que soy!
DON FILIBERTO: Lo creo.
DORIO DE GADEX: Un golfo madrileño.
DON LATINO: Dorio, no malgastes el ingenio, que todo se acaba. Entre amigos basta con sacar la petaca, se queda mejor. ¡Vaya, dame un pito!
DORIO DE GADEX: No fumo.
DON FILIBERTO: ¡Otro vicio tendrá usted!
DORIO DE GADEX: Estupro criadas.
DON FILIBERTO: ¿Es agradable?
DORIO DE GADEX: Tiene sus encantos, Don Filiberto.
DON FILIBERTO: ¿Será usted padre innúmero?
DORIO DE GADEX: Las hago abortar.
DON FILIBERTO: ¡También infanticida!

Ramón María del Valle-Inclán
Luces de Bohemia

As Slow As Possible

Grazie ad un articolo di Oliver Burkeman, venni a conoscenza del podcast Hurry Slowly.

L’altro giorno ho ascoltato l’episodio 29, con Adam Greenfield, sulla sociology of the smartphone.

Una frase mi è sembrata particolarmente interessante:

I think the notification is the worst idea ever. It’s something that arises out of business necessity, and like the calendaring app, it’s predicated on a model of life that was appropriate to the developers. But those things are just not relevant to a great many lives on Earth. And yet that becomes the default pattern. A pattern that’s appropriate to a knowledge worker in a multinational corporation becomes the model for all of us.

Un pensiero simile mi era già venuto in mente, mentre leggevo articoli sulla pomodoro technique, l’idea per cui sei più produttivo se ti dividi il tuo tempo in intervalli di 25-5-25-5-25-10 minuti. In pratica: ti concentri 25 minuti su un compito, poi fai una pausa di 5; ogni tre volte, la pausa diventa di 10 minuti.

Leggevo e pensavo – a volte condividevo con amici: immagina che sei al supermercato e chi lavora alla cassa, mentre passa i prodotti, a un certo punto si ferma e dice, ‘scusa, ma sono cominciati i miei cinque minuti di pausa!”

Però quella stessa persona usa lo smartphone, legge gli articoli che dicono che il suo benessere mentale passa per intervallare lo stare seduti un’ora con il fare 15 minuti di esercizio intensivo, o che se non è produttiva è perché non ha un buon time management.

Chi lavora alla cassa non ha un buon time management. Non chi costringe questa persona a non alzarsi per ore, con turni consecutivi, dietro il ricatto di un contratto a tempo.