I tre punti di forza di Podemos

Uno dei fondatori di Podemos, Juan Carlos Monedero, afferma: Noi avevamo tre elementi. Il primo è il rapporto con le persone creato negli anni, percorrendo la Spagna, lavorando nei movimenti, presentando libri, quindi creando un’alleanza sociale con la cittadinanza non rappresentata e arrabbiata; secondo, la notorietà mediatica di Pablo Iglesias, un giovane che parla in modo diverso e sa mettersi in sintonia con ampie fasce del Paese; terzo, la nostra formazione culturale che ci mette in grado di fare una diagnosi corretta della situazione sociale, della necessità di un reincontro al di sopra delle ideologie.

[tratto da Anche noi Podeoms?, pubblicato su l’Espresso del 19 marzo 2015]

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Quanto sono universali i diritti umani?

Le ONG fanno un lavoro molto utile, ma la necessità di rapportarsi con le istituzioni significa cercare di essere imparziali: dire che alcune politiche sono incompatibili con i diritti umani non critica le ideologie neoliberali che traggono beneficio da esse, né offre politiche alternative.

Ma le proteste dalla Russia alla Turchia, all’Egitto, al Brasile [di nuovo l’idea sugli esteri] sono organizzate da movimenti orizzontali di base estranei al linguaggio burocratese delle ONG.

I due mondi devono incontrarsi o convivere lottando ognuno secondo i propri metodi? Leggi in inglese (o spagnolo o francese)

La graduale rivoluzione iraniana

L’autore nota come, in un Paese autoritario, i piccoli gesti quotidiani posso diventare potenziali segni di resistenza: il velo che copre i capelli delle donne si sposta sempre più indietro; libri, musica e film sono distribuiti online o al mercato nero; le rappresentazioni teatrali avvengono in casa. Una rivoluzione graduale.

Personalmente, mi chiedo se questi fenomeni non aumentino le differenze, già molto marcate, tra città-laica/periferia-religiosa, ricchi-moderni/poveri-conservatori. Leggi in inglese

Un po’ di rispetto per i greci

L’articolo racconta l’esperienza diretta di una giornalista olandese che si occupa di esteri, soprattutto di Grecia, che chiede rispetto per i greci, pubblicamente insultati, umiliati e incolpati della crisi economica.

Conclude con una citazione del sociologo tedesco Wolfgang Streeck: la crisi greca non è il risultato delle tasche bucate dei greci, né dell’avarizia tedesca, ma è invece la dimostrazione dell’incompatibilità tra capitalismo e democrazia. La democrazia greca è solo la prima ad essere sacrificata sull’altare del capitalismo europeo. Leggi in inglese

Chi ha sconfitto la Germania nazista?

Certo, è impossibile dire chi ha contribuito di più alla sconfitta della Germania nazista, ma è interessante l’evoluzione della percezione: nel 1945 i francesi affermavano che il merito era soprattutto sovietico; dal 1994 in poi, indicano gli USA.

La fine della Guerra Fredda ha cambiato la storia, anche quella precedente. Leggi, in inglese

Che succede se apriamo le frontiere?

Supponiamo che una donna viene molestata da un uomo per strada. Se pensi che la donna non abbia diritto a camminare per strada, la colpa è sua o della famiglia che le ha permesso di uscire non accompagnata. Se pensi che la donna abbia diritto di camminare da sola, la colpa è dell’uomo che l’ha attaccata.

Allo stesso modo, quando ci sono manifestazioni violente contro i migranti, alcuni le descrivono come conflitti sociali derivati dall’immigrazione. Questo presuppone che hai già deciso che i migranti non hanno diritto di stare lì.

Il conflitto sociale lo stai creando tu. Leggi, in inglese