L’art. 50 del Trattato di Lisbona non esiste

Giusto per fare un po’ il pignolo, ma il Regno Unito attiverà l’art. 50 del Trattato sull’Unione Europea, che non è il Trattato di Lisbona.

Il Trattato di Lisbonamodifica il Trattato sull’Unione Europea e il Trattato che istituisce la Comunità Europea” ed è formato da due articoli, più allegati e protocolli, con i quali, rispettivamente, aggiorna il Trattato sull’Unione Europea e istituisce il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.

La procedura di uscita, quindi, è disciplinata dall’art. 50 del Trattato sull’Unione Europea, come modificato dal Trattato di Lisbona.

Nota di costume

Scegli tu se è ironia della storia o preveggenza, ma inizialmente non era prevista alcuna procedura di uscita dall’Unione: l’art. 50 è stato inserito per volontà del Regno Unito nel caso in cui avesse cambiato idea sul mercato unico.

Post-Referendum . Pre-Brexit

I paradossi della Brexit sono ben riassunti in questo post di Fb di Guy Verhofstadt, presidente del gruppo politico Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE) e scelto dal Parlamento Europeo come uno dei negoziatori delle future trattative sulla Brexit:

post-guy-verhofstadt

Il segnale politico della Brexit

Jerome Roos, fondatore ed editore di ROAR Magazine, sostiene che la Brexit è un segno che le elites non riescono a contenere il mostro che hanno creato: il lavoratore della classe medio-bassa che ha visto peggiorare il suo stile di vita “perché ce lo chiede l’europa” o “a causa dei migranti”.

La Brexit è prima e soprattutto una dichiarazione politica dei diseredati e senza potere.

La Brexit ha solo accelerato il processo di esplosione del conflitto sociale; questo sarebbe emerso, prima o poi, anche in caso di vittoria del Remain:

L’unica cosa che la campagna Pro-UE è stata in grado di offrire agli elettori britannici è stata la continuazione delle condizioni strutturali che hanno portato alla Brexit, in combinazione con un fanatico allarmismo sulle conseguenze di tale risultato.

I sette problemi principali della Brexit

Agata Gostyńska-Jakubowska, ricercatrice del Centre for European Reform, spiega (meglio di come feci io nel post Brexit: non proprio un’uscita di emergenza) i sette motivi per cui la Brexit non sarà così semplice come alcuni sostenitori affermano:

  1. L’art. 50 del TUE è l’unico modo accettato dagli Stati membri per recedere dall’Unione Europea: non è possibile una dichiarazione unilaterale o una riforma della legislazione nazionale.
  2. Dopo il referendum, è il primo ministro britannico che sceglie quando notificare la volontà di recedere dall’Unione: questo momento può essere rinviato all’infinito, nella speranza (vana) di ottenere altre concessioni dall’Unione.
  3. Una volta notificata la volontà di recedere, i tempi della discussione li sceglie l’Unione, con voto unanime: un qualsiasi Stato membro può bloccare tutto, facendo recedere la Gran Bretagna senza un accordo che sostituisca, tra le altre, le 6.987 direttive europee direttamente applicabili.
  4. La Commissione negozia a nome dell’Unione, ma l’accordo deve essere poi votato, a maggioranza qualificata, da Consiglio e dal Parlamento Europeo.
  5. La Gran Bretagna, fino ad ufficiale recessione, continua a prender parte alla legislazione europea, ma la sua influenza sarà sicuramente ridimensionata: perché ascoltare le ragioni di uno Stato che vuole lasciare l’Unione?
  6. Anche se si raggiunge un accordo per la Brexit, c’è il rischio che questo non sia un unico trattato e che, dipendendo dalla materia, debba essere ratificato da ogni singolo Stato membro: se tramite un referendum nazionale uno Stato decide di rifiutare l’accordo?
  7. Una volta usciti dall’Unione, se la Gran Bretagna cambia idea non sarà semplice tornare indietro: dovrà riaprire i negoziati di adesione come uno Stato terzo qualsiasi.

Brexit: non proprio un’uscita di emergenza

Prescindendo dal giudizio politico sulla scelta di uscire dall’Unione, ho ritenuto interessante capire la procedura tracciata dall’art. 50 del Trattato sull’Unione Europea (TUE) e gli eventuali meccanismi che esso può attivare.

Se non vuoi leggere tutto, il grafico dovrebbe essere sufficiente a capire il funzionamento dell’art. 50.

Se vuoi approfondire l’argomento, ti suggerisco: (1) The mechanics of leaving the EU – explaining Article 50 del think tank londinese OpenEurope, (2) Article 50 TEU: Withdrawal of a Member State from the EU del think tank del Parlamento Europeo e (3) Prime osservazioni sul diritto di recedere dall’Unione europea pubblicato sul sito di Federalismi, rivista di diritto pubblico italiano, comparato ed europeo.

Se vuoi conoscere le motivazioni del Regno Unito, ti consiglio questo sketch tratto dalla serie comica Yes, Minister: European Diplomacy.

ART. 50
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