Bisogna ripetersi

L’Italia è una Repubblica Parlamentare, eppure continuo a leggere frasi come questa:

L’arma contro la volontà popolare sono stati i governi alla Renzi e alla Monti non eletti da nessuno.

Bisogna ripetersi: in 70 anni nessuno dei 63 governi (né dei 27 primi ministri) è stato eletto dal popolo.

La volontà popolare è espressa dal Parlamento e non dal Governo, per questo ogni rafforzamento del secondo a danno del primo solleva dubbi di democraticità e deve essere molto ragionato.

Parola dell’anno: post-bullismo

Inizialmente avevo pensato ad un post pieno di link.

Per spiegare la contraddizione tra l’affermazione la casta è per il No e le dichiarazioni a favore del Sí che arrivano da Confindustria, Unione Europea e altri leader stranieri.

O per ricordare che i mercati si devono adattare alla realtà costituzionale e non il contrario.

O per sottolineare l’anomalia di un partito che vuole mandare a casa tutti i politici e crede tanto in questo ideale da non accettare un piccolo passo nella direzione che lo realizza.

O per notare l’ipocrisia di chi elimina ogni discussione sulla riforma usando il voto di fiducia e poi si lamenta che gli altri sanno dire solo No senza proporre un’alternativa.

O per dire che non dubitiamo della democraticità del Regno Unito, la cui Camera dei Lord è formata da 26 lord spiritual, esponenti della chiesa anglicana, e 789 lord temporal, che in parte si tramandano come seggi ereditari e in parte sono nominati a vita dalla regina.

O per analizzare le differenze con la Francia, che ha fatto una riforma simile quando è passata dal parlamentarismo della Quarta Repubblica al semipresidenzialismo della Quinta.

O per risalire al 1997 per trovare la prima volta il termine democrazia illiberale, che ben si adatta a molti degli attuali ordinamenti “occidentali”.

O per commentare una recente indagine di Harvad che mostra come le giovani generazioni siano sempre meno interessate alla democrazia e più disposte a vivere sotto un regime autoritario.

O per rispolverare Socrate e la sua diffidenza nei confronti dei sistemi democratici che non fossero accompagnati da una seria e diffusa istruzione della popolazione votante.

O per argomentare che la democrazia non é una partita di calcio e non si vincono le elezioni o i referendum.

Ma a che serve, se posso fare un brutto fotomontaggio o un commento da bomber per insultare chiunque non la pensi come me, convinto che non esiste altra verità al di fuori della mia visione del mondo?

Di votazioni e apocalisse

All’inizio, come tutti gli spettacoli americani, anche il grande show elettorale era divertente. Poi si è caduti nella trappola dell’apocalisse ed è diventato tutto noioso.

Clinton è una bugiarda! Trump è un bugiardo! Clinton è una corrotta! Trump è un evasore! Clinton è debole! Trump è maschilista! Clinton è un burattino dei mercati! Trump è un burattino di Putin!

Personalmente, sono combattuto.

Da un lato, mi piace l’idea che il primo presidente donna degli Stati Uniti sia visto come una negativa continuità con il passato. Inoltre, non l’ho letto da nessuna parte, ma mi sembra un bella novità che Clinton sarebbe anche la prima donna Comandante in capo delle forze armate più numerose e potenti del mondo.

E poi, come non condividere la proposta di Maureen Dowd, columnist del New York Times, di affidare a Bill Clinton il ruolo di first lady: così finalmente tutti capiranno fino a che punto questa figura sia ridicolmente superata […] gli piacerebbe tantissimo, si divertirebbe un mondo. E anche io!

Dall’altro lato, c’è il mio istinto caotico neutrale che spera in una vittoria di Trump… così, per vedere cosa succede. Sarà la fine della democrazia? Una nuova guerra mondiale, nucleare ed informatica? La crisi dei mercati?

Sembra che anche Slavoj Žižek speri in una vittoria di Trumpentrambi i grandi partiti, Repubblicani e Democratici, dovranno ritornare alle basi, reinventarsi, e forse così qualcosa può accadere. 

In un articolo tradotto su la Repubblica del 7 novembre, il filosofo sloveno è meno drastico e adatta al contesto sue precedenti teorie:

i progressisti che paventano la vittoria di Trump non temono in realtà una svolta radicale a destra. A spaventarli è semplicemente un reale, radicale cambiamento sociale. I liberal ammettono le ingiustizie della nostra vita sociale (e ne sono sinceramente preoccupati), ma vogliono porvi rimedio con una “rivoluzione senza rivoluzione” come diceva Robespierre.

Ma soprattutto fa una giusta osservazione: la vittoria di Trump contiene in sé un grave rischio, non c’è dubbio, ma la sinistra sarà mobilitata solo dalla minaccia di una catastrofe.

Non solo la sinistra. Ormai tutta la politica si muove solo per paura.

Oggi è Trump. Ieri era la Brexit. L’altro ieri la Spagna senza governo. Prima le riforme costituzionali in Polonia. La crisi economica greca. L’instabilità dell’Italia berlusconiana. Sullo sfondo la crisi dei migranti. Domani sarà il pericolo di un governo del Fronte Nazionale in Francia. Poi le elezioni in Germania con il rischio di un’affermazione dell’AfD. Il referendum costituzionale in Italia. Ogni anno per l’approvazione del bilancio.

Siamo passati dalla fine della storia alla fine del mondo.

Si stanno verificando tutte le condizioni che esistevano ad inizio Novecento, prima delle due Guerre Mondiali! Ma la terza sarà quella definitiva perché sarà nucleare! La fine è vicina! E allora film su zombie, regimi dispotico-tecnologici, supereroi che salvano il mondo da invasioni aliene, mondi paralleli.

L’idea dell’emergenza eterna, della crisi continua non è neutrale, ma è una precisa strategia nazionalista, pericolosamente reazionaria: l’unica salvezza è chiudersi! Salviamo il salvabile! Riscopriamo le tradizioni, la cucina a km zero, i nostri stupidi, buffi, assurdi costumi locali!

È anche una visione molto religiosa: da destra, con l’idea dell’arrivo dell’uomo della provvidenza che da solo risolverà tutti i problemi; da sinistra, con l’idea che solo dopo la catarsi apocalittica si può costruire un mondo migliore. In ogni caso solo io posseggo la verità e l’altro è un eretico da abbattere: o con me o contro di me. Sia il vostro parlare sì, sì, no, no; il di più viene dal maligno.

Ma soprattutto non ti fa pensare: non ti fa ragionare sugli effetti riflessi delle tue scelte (non c’è tempo!), non ti permette di rivalutare le tue scelte (sono le sole giuste!). L’altro non è più una persona, portatore di interessi e meritevole di ascolto, ma un nemico malvagio da abbattere.

No. Superiamo la trappola dell’apocalissenon c’è niente di più ribelle, di più controcorrente che filosofare.

Un anno dopo

Ad un anno dall’indignazione a tempo per la morte di Aylan Kurdi, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani Inviolabili nei limiti del PIL continua ad essere rispettata.

Particolarmente lodevole è l’applicazione degli artt. 1, 3 e 10 da parte dell’Ungheria e di altri paesi europei, come riportato da Roberto Scarcella su La Stampa:

Nell’Ungheria di Viktor Orban, diventata il cuore nero d’Europa, autarchica e ultranazionalista, non c’è spazio per gli immigrati. Secondo Orban sono «dei parassiti, criminali che sovvertono la società in cui vanno a vivere». Eppure, agli extracomunitari disposti a sborsare 300 mila euro in titoli di Stato e altri 50 mila a fondo perduto, Budapest non oppone alcuna resistenza. Chi vuole il passaporto ungherese, e di conseguenza europeo, non deve sostenere alcun colloquio, non è tenuto a conoscere la lingua del Paese d’adozione. Nessun test medico per certificare la stato di salute. La residenza è immediata, la cittadinanza si ottiene in 5 anni. E i 300 mila euro vengono restituiti insieme al passaporto.

Osama, Obama and yo momma

Ultimamente ho letto un po’ di articoli su Trump, Erdoğan e in generale la deriva autoritaria che sta prendendo la politica; oltre la visione dei primi episodi di BrainDead!

Il dibattito politico è sempre più caratterizzato da una contrapposizione netta, riassumibile in: io ho ragione e gli altri sono dei bugiardi, sfigati, corrotti, professoroni che non capiscono niente.

Questa contrapposizione è in stretta correlazione con la bolla informativa: reputo affidabile solo chi la pensa come me e, complici gli algoritmi dei motori di ricerca e dei social network, trovo solo informazioni che confermano le mie opinioni.

L’eliminazione della zona grigia rende impossibile il compromesso: se io ho sempre ragione, l’altro o è stupido o è corrotto.

Il problema è che tutto il sistema democratico si fonda sul compromesso, sulla possibilità di parlare di tutto e di mettere sempre in discussione le proprie idee.

In questo quadro, ne esce rafforzato l’autoritarismo, meglio ancora se inquadrato in un sistema formalmente democratico: ed ecco Erdoğan, Putin, Orbán e tutti i tentativi di preminenza dell’esecutivo.

In futuro probabilmente non sarà migliore: molte ricerche confermano che i millennials sono sempre meno propensi alla discussione democratica e tendono a preferire un uomo forte che prenda le decisioni.

Tornando anche alla bolla informativa: i millennials preferiscono sempre più comunicare tramite gruppi di chat chiusi piuttosto che tramite le bacheche dei social network.

Cercavo di riordinare queste idee quando ho sentito l’aneddoto raccontato durante la convention republicana da Jerry Falwell Jr, presidente della Liberty University, istituto fondato dal padre, Jerry Falwell, che era uno dei punti di riferimento dell’estrema destra cristiana, convinto che Tinky Winky dei Teletubbies fosse un’icona gay che danneggia la crescita morale dei bambini:

Nei giorni prima che mio padre morisse, nel 2007, lui ha scherzato con la CNN dicendo di aver sognato che Chelsea Clinton gli chiedesse quali fossero le tre minacce più grandi per la nazione. Lui rispose: queste tre grandi minacce sono Osama, Obama e tua madre.

Che fare dopo gli attentati?

Sven Biscop, Senior Editor del think tank European Geostrategy e Direttore del ‘Europe in the World Programme’ presso il Royal Institute for International Relations in Brussels, commenta gli attentati di Bruxelles:

il terrorismo non è una minaccia vitale per il Belgio o per l’Europa. Nessuna democrazia europea collasserà, salvo che noi stessi rinunciamo alla democraziaLeggi l’articolo, in inglese

Citazione

La dittatura dei tecnici

Il tempo esecutivo e non politico è anche tempo della tecnica che soppianta la politica. Gli esecutivi “tecnici” che, in forma più o meno esplicita, hanno preso piede negli ultimi decenni non sono anomalie, ma conseguenze funzionali a questo stato di cose che è il mantenimento dello status quo o, come anche è stato detto, la dittatura del presente che si autoriproduce e aspira a crescere sempre di più su se stessa.

Gustavo Zagrebelsky
Coscienza e responsabilità