(S)velato razzismo

Interessante contributo di Lorenzo Ferrari alla discussione sulle politiche migratorie e alla portata discriminatoria dell’espressione aiutiamoli a casa loro

In realtà, ciascuna delle tre parole “aiutamoli”, “casa” e “loro” si porta dietro delle connotazioni pesanti, che non sono per nulla neutre dal punto di vista politico. Rimandano a un modo ben preciso di vedere il mondo e i rapporti internazionali – un modo che non ha molto a che fare coi progressisti e la sinistra.

Continua a leggere sul suo blog: Non aiutiamoli, e non a casa loro

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Di cibo biologico e creazionismo

L’altro pomeriggio mi è capitato di vedere una vecchia puntata dei Simpson, The Monkey Suit: i Flanders si ritrovano, per caso, a vedere una mostra sull’evoluzionismo che giudica la creazione come un mito. Ned Flanders, sconvolto e incalzato dai figli, esclama

Nessuno è mai stato una scimmia! Ogni cosa è ciò che era e che sempre sarà! Dio ci ha messo al mondo punto e basta!

Ogni cosa è ciò che era e che sempre sarà. Mi sembra che la battaglia contro gli OGM, che la ricerca ossessiva del naturale, si pongono esattamente in questa linea di pensiero: l’idea, più o meno consapevole, che quello che noi chiamiamo carota, pomodoro, grano, sia sempre stato così, come se non fosse mai avvenuta una selezione umana o – appunto! – naturale.

Per fare un esempio: la banana che mangiamo e che è considerata naturale non esisterebbe senza l’intervento dell’uomo:

il 99 per cento delle banane commercializzate in occidente appartiene a un’unica varietà, nota con il nome di Cavendish. Come tutte le banane commestibili, la Cavendish è il frutto di un accidente biologico. Nata da un errore genetico, è sprovvista di semi e si riproduce per talea.

La frase ogni cosa è ciò che era e che sempre sarà mi ha dato alcuni spunti di riflessione sulla trappola del biologico, cioè su tutta la retorica sugli antichi sapori, le ricette tradizionali, la cucina della nonna, l’ossessione contro il geneticamente modificato:

(1) la cucina non può mai essere naturale: dal processo di selezione alla cottura, c’è sempre la mano dell’uomo (2) in gastronomia non esiste il tradizionale, ma solo l’imposizione di un sistema di valori (3) oggi, tale sistema di valori è espressione di una cultura conservatrice e religiosa (4) la trappola del biologico è funzionale ad una soluzione autoritaria della crisi economica e politica.

Biologicamente socialisti

Noi uomini moderni o contemporanei abbiamo uno sguardo piuttosto corto. Quelle che chiamiamo destra e sinistra per usare termini che vengono dalla rivoluzione francese sono due facce antiche dell’uomo. Ci sono sempre state e sempre ci saranno persone che hanno combattuto e combatteranno per l’uguaglianza sociale, per il benessere collettivo. Come ci sarà sempre l’altra parte, quella più conservatrice. Due aspetti che fanno parte dell’animo umano. Ma poi occorre pure sporcarsi le mani e fare qualcosa di concreto. Che cosa posso dire io a una donna che vive con quattro o cinque figli in una casa misera? Il marito se ne è andato e si è portato via tutto, ha un bagno dissestato dovrò darle una casa e risolverle i problemi! Non potrò parlarle né di Galeano né di Marx!

José “Pepe” Mujica
La felicità al potere

La privacy è un furto

Quando sarà obbligatorio avere un account, e quando tutti i servizi governativi saranno incanalati attraverso il Cerchio, avrai contribuito a creare il primo monopolio tirannico della Terra. Ti sembra una buona idea che una società privata controlli il flusso di tutte le informazioni? Che la partecipazione, decisa da loro, diventi obbligatoria?

Dave Eggers
Il Cerchio

Bisogna ripetersi

L’Italia è una Repubblica Parlamentare, eppure continuo a leggere frasi come questa:

L’arma contro la volontà popolare sono stati i governi alla Renzi e alla Monti non eletti da nessuno.

Bisogna ripetersi: in 70 anni nessuno dei 63 governi (né dei 27 primi ministri) è stato eletto dal popolo.

La volontà popolare è espressa dal Parlamento e non dal Governo, per questo ogni rafforzamento del secondo a danno del primo solleva dubbi di democraticità e deve essere molto ragionato.

Parola dell’anno: post-bullismo

Inizialmente avevo pensato ad un post pieno di link.

Per spiegare la contraddizione tra l’affermazione la casta è per il No e le dichiarazioni a favore del Sí che arrivano da Confindustria, Unione Europea e altri leader stranieri.

O per ricordare che i mercati si devono adattare alla realtà costituzionale e non il contrario.

O per sottolineare l’anomalia di un partito che vuole mandare a casa tutti i politici e crede tanto in questo ideale da non accettare un piccolo passo nella direzione che lo realizza.

O per notare l’ipocrisia di chi elimina ogni discussione sulla riforma usando il voto di fiducia e poi si lamenta che gli altri sanno dire solo No senza proporre un’alternativa.

O per dire che non dubitiamo della democraticità del Regno Unito, la cui Camera dei Lord è formata da 26 lord spiritual, esponenti della chiesa anglicana, e 789 lord temporal, che in parte si tramandano come seggi ereditari e in parte sono nominati a vita dalla regina.

O per analizzare le differenze con la Francia, che ha fatto una riforma simile quando è passata dal parlamentarismo della Quarta Repubblica al semipresidenzialismo della Quinta.

O per risalire al 1997 per trovare la prima volta il termine democrazia illiberale, che ben si adatta a molti degli attuali ordinamenti “occidentali”.

O per commentare una recente indagine di Harvad che mostra come le giovani generazioni siano sempre meno interessate alla democrazia e più disposte a vivere sotto un regime autoritario.

O per rispolverare Socrate e la sua diffidenza nei confronti dei sistemi democratici che non fossero accompagnati da una seria e diffusa istruzione della popolazione votante.

O per argomentare che la democrazia non é una partita di calcio e non si vincono le elezioni o i referendum.

Ma a che serve, se posso fare un brutto fotomontaggio o un commento da bomber per insultare chiunque non la pensi come me, convinto che non esiste altra verità al di fuori della mia visione del mondo?

Di votazioni e apocalisse

All’inizio, come tutti gli spettacoli americani, anche il grande show elettorale era divertente. Poi si è caduti nella trappola dell’apocalisse ed è diventato tutto noioso.

Clinton è una bugiarda! Trump è un bugiardo! Clinton è una corrotta! Trump è un evasore! Clinton è debole! Trump è maschilista! Clinton è un burattino dei mercati! Trump è un burattino di Putin!

Personalmente, sono combattuto.

Da un lato, mi piace l’idea che il primo presidente donna degli Stati Uniti sia visto come una negativa continuità con il passato. Inoltre, non l’ho letto da nessuna parte, ma mi sembra un bella novità che Clinton sarebbe anche la prima donna Comandante in capo delle forze armate più numerose e potenti del mondo.

E poi, come non condividere la proposta di Maureen Dowd, columnist del New York Times, di affidare a Bill Clinton il ruolo di first lady: così finalmente tutti capiranno fino a che punto questa figura sia ridicolmente superata […] gli piacerebbe tantissimo, si divertirebbe un mondo. E anche io!

Dall’altro lato, c’è il mio istinto caotico neutrale che spera in una vittoria di Trump… così, per vedere cosa succede. Sarà la fine della democrazia? Una nuova guerra mondiale, nucleare ed informatica? La crisi dei mercati?

Sembra che anche Slavoj Žižek speri in una vittoria di Trumpentrambi i grandi partiti, Repubblicani e Democratici, dovranno ritornare alle basi, reinventarsi, e forse così qualcosa può accadere. 

In un articolo tradotto su la Repubblica del 7 novembre, il filosofo sloveno è meno drastico e adatta al contesto sue precedenti teorie:

i progressisti che paventano la vittoria di Trump non temono in realtà una svolta radicale a destra. A spaventarli è semplicemente un reale, radicale cambiamento sociale. I liberal ammettono le ingiustizie della nostra vita sociale (e ne sono sinceramente preoccupati), ma vogliono porvi rimedio con una “rivoluzione senza rivoluzione” come diceva Robespierre.

Ma soprattutto fa una giusta osservazione: la vittoria di Trump contiene in sé un grave rischio, non c’è dubbio, ma la sinistra sarà mobilitata solo dalla minaccia di una catastrofe.

Non solo la sinistra. Ormai tutta la politica si muove solo per paura.

Oggi è Trump. Ieri era la Brexit. L’altro ieri la Spagna senza governo. Prima le riforme costituzionali in Polonia. La crisi economica greca. L’instabilità dell’Italia berlusconiana. Sullo sfondo la crisi dei migranti. Domani sarà il pericolo di un governo del Fronte Nazionale in Francia. Poi le elezioni in Germania con il rischio di un’affermazione dell’AfD. Il referendum costituzionale in Italia. Ogni anno per l’approvazione del bilancio.

Siamo passati dalla fine della storia alla fine del mondo.

Si stanno verificando tutte le condizioni che esistevano ad inizio Novecento, prima delle due Guerre Mondiali! Ma la terza sarà quella definitiva perché sarà nucleare! La fine è vicina! E allora film su zombie, regimi dispotico-tecnologici, supereroi che salvano il mondo da invasioni aliene, mondi paralleli.

L’idea dell’emergenza eterna, della crisi continua non è neutrale, ma è una precisa strategia nazionalista, pericolosamente reazionaria: l’unica salvezza è chiudersi! Salviamo il salvabile! Riscopriamo le tradizioni, la cucina a km zero, i nostri stupidi, buffi, assurdi costumi locali!

È anche una visione molto religiosa: da destra, con l’idea dell’arrivo dell’uomo della provvidenza che da solo risolverà tutti i problemi; da sinistra, con l’idea che solo dopo la catarsi apocalittica si può costruire un mondo migliore. In ogni caso solo io posseggo la verità e l’altro è un eretico da abbattere: o con me o contro di me. Sia il vostro parlare sì, sì, no, no; il di più viene dal maligno.

Ma soprattutto non ti fa pensare: non ti fa ragionare sugli effetti riflessi delle tue scelte (non c’è tempo!), non ti permette di rivalutare le tue scelte (sono le sole giuste!). L’altro non è più una persona, portatore di interessi e meritevole di ascolto, ma un nemico malvagio da abbattere.

No. Superiamo la trappola dell’apocalissenon c’è niente di più ribelle, di più controcorrente che filosofare.