Il doppio binario dei diritti umani

Open Migration, creato dalla Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD), una rete di organizzazioni che lavorano per l’avanzamento dei diritti umani e delle libertà civili in Italia, fa un ottimo lavoro in tema di migrazione.

In un articolo sui pericoli della detenzione amministrativa dei migranti, Olivia Lopez Curzi nota che la detenzione amministrativa di migranti e richiedenti asilo è stata istituzionalizzata, fino a creare un doppio livello di protezione delle libertà personali:

Se per un cittadino tedesco, austriaco o italiano risulterebbe impensabile essere deprivato della propria libertà senza aver commesso nessun reato o per un semplice illecito amministrativo, per i cittadini di paesi non-UE soggiornanti all’interno dello spazio Schengen (o anche di Stati non membri che però applicano il Regolamento Dublino III, come la Svizzera) ciò è la norma.

Cara, vuoi unirti civilmente con me?

Negli anni ho sviluppato un’allergia alla parola tradizionale. Questo termine viene spesso usato, dalla morale alla cucina, per difendere privilegi ed evitare i cambiamenti.

Famiglia: (def. cristiana) un vecchio sposa una ragazzina e hanno un figlio tramite fecondazione eterologa.

Per restare nel tema unioni civili, penso che abbiamo già perso. Mi sembra che in piazza si stia urlando Sveglia Italia, vogliamo un compromesso!

Non parliamo di matrimonio, ma di unioni civili. È come se ci fossimo rassegnati all’idea che il diritto di sposarsi sia in realtà un privilegio degli eterosessuali e che il massimo a cui possiamo aspirare è la concessione di un paio di diritti.

Visto come siamo progressisti? Anche se siete diversi vi regaliamo un paio di diritti. Ora state buoni, ché le persone normali devono tornare ad amministrare il Paese.

D’altra parte, oggi, giorno delle manifestazioni a favore delle unioni civili, i tre giornali principali dedicano il titolo di apertura alle parole del Papa a difesa della famiglia tradizionale.

Forse è vero: per adesso, in Italia non possiamo sperare un maggiore livello di tutela dei diritti civili.

[Precedentemente pubblicato su Medium: qui]

Dalla lotta alla povertà alla lotta al povero

La Svizzera, battendo la Danimarca sul tempo, ha deciso di sequestrare ai rifugiati che entrano nel suo territorio i beni di valore superiore a 1000 franchi.

Se il rifugiato lascia volontariamente la Svizzera entro 7 mesi, i beni gli saranno restituiti.

Se il rifugiato resta in Svizzera, i beni saranno imputati al pagamento delle spese sostenute dallo Stato per il suo mantenimento e, quando otterrà un lavoro, subirà una trattenuta sullo stipendio del 10% per il tempo necessario (massimo 10 anni) a ripagare lo Stato delle spese, stimante in 15,000 franchi.

Tutto conforme alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani Inviolabili nei Limiti del PIL (artt. 1, 3, 10, 17, 19 e 20)

[Precedentemente pubblicato su Medium: qui]

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani Inviolabili nei limiti del PIL

Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e
proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Lo stesso giorno, il Direttivo dell’Unione dei Mercati diede istruzioni al General secretary di provvedere ad una deregulation di questa Dichiarazione per aumentarne la flexibility, al fine di migliorare la quality of life dei propri consumatori e di rendere più competitive il mercato della dignità umana.

Cinque minuti dopo, il Direttivo dell’Unione dei Mercati approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani Inviolabili nei limiti del PIL, il cui testo completo è il seguente.

Continua a leggere “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani Inviolabili nei limiti del PIL”

Quanto sono universali i diritti umani?

Le ONG fanno un lavoro molto utile, ma la necessità di rapportarsi con le istituzioni significa cercare di essere imparziali: dire che alcune politiche sono incompatibili con i diritti umani non critica le ideologie neoliberali che traggono beneficio da esse, né offre politiche alternative.

Ma le proteste dalla Russia alla Turchia, all’Egitto, al Brasile [di nuovo l’idea sugli esteri] sono organizzate da movimenti orizzontali di base estranei al linguaggio burocratese delle ONG.

I due mondi devono incontrarsi o convivere lottando ognuno secondo i propri metodi? Leggi in inglese (o spagnolo o francese)