Exit West

Come sempre, ad attrarre maggiore interesse esterno erano le sciagure, ad esempio un raid nativista che aveva manomesso dei macchinari o distrutto delle unità abitative quasi terminate o si era concluso col pestaggio di alcuni lavoratori allontanatisi troppo dal campo. O invece l’accoltellamento di un capomastro nativo da parte di un migrante, oppure una rissa fra migranti appartenenti a gruppi rivali. Ma perlopiù non c’erano grandi notizie, solo le peripezie quotidiane di innumerevoli persone che lavoravano e vivevano e invecchiavano e si innamoravano e disamoravano, come succede dappertutto, notizie che non facevano titolo ed erano considerate prive di interesse per chiunque tranne i diretti interessati.

Exit West
Mohsin Hamid

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(S)velato razzismo

Interessante contributo di Lorenzo Ferrari alla discussione sulle politiche migratorie e alla portata discriminatoria dell’espressione aiutiamoli a casa loro

In realtà, ciascuna delle tre parole “aiutamoli”, “casa” e “loro” si porta dietro delle connotazioni pesanti, che non sono per nulla neutre dal punto di vista politico. Rimandano a un modo ben preciso di vedere il mondo e i rapporti internazionali – un modo che non ha molto a che fare coi progressisti e la sinistra.

Continua a leggere sul suo blog: Non aiutiamoli, e non a casa loro

Un anno dopo

Ad un anno dall’indignazione a tempo per la morte di Aylan Kurdi, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani Inviolabili nei limiti del PIL continua ad essere rispettata.

Particolarmente lodevole è l’applicazione degli artt. 1, 3 e 10 da parte dell’Ungheria e di altri paesi europei, come riportato da Roberto Scarcella su La Stampa:

Nell’Ungheria di Viktor Orban, diventata il cuore nero d’Europa, autarchica e ultranazionalista, non c’è spazio per gli immigrati. Secondo Orban sono «dei parassiti, criminali che sovvertono la società in cui vanno a vivere». Eppure, agli extracomunitari disposti a sborsare 300 mila euro in titoli di Stato e altri 50 mila a fondo perduto, Budapest non oppone alcuna resistenza. Chi vuole il passaporto ungherese, e di conseguenza europeo, non deve sostenere alcun colloquio, non è tenuto a conoscere la lingua del Paese d’adozione. Nessun test medico per certificare la stato di salute. La residenza è immediata, la cittadinanza si ottiene in 5 anni. E i 300 mila euro vengono restituiti insieme al passaporto.

Trafficanti o eroi?

Miriam Cosic sottolinea come sia cambiata nel tempo la valutazione sociale di quelle persone che aiutano rifugiati e migranti ad evitare i controlli e attraversare le frontiere nazionali.

Il suo parallelismo è semplice: quelli che durante la Seconda Guerra Mondiale aiutavano le persone a sfuggire da guerre e persecuzioni, procurandogli passaporti falsi e passaggi oltre-frontiere, erano eroi; quelli che oggi aiutano le persone a sfuggire da guerre e persecuzioni, procurandogli passaporti falsi e passaggi oltre-frontiera, sono trafficanti di uomini.

La guida di Benjamin, Lisa Fittko, e una guida austriaca chiamata Carina Birman, che aiutò il gruppo di Benjamin nell’ultimo tratto di montagna, erano quelle che oggi chiamiamo trafficanti di uomini. Ce n’erano molti che operavano in Europa, inorriditi per la difficile situazione degli ebrei e degli altri “Untermenschen”, coordinando le attività, fornendo documenti e aiutando le persone ad attraversare le frontiere illegalmente.

Se tu fossi il rifugiato

Un gioco online, sviluppato dall’Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR).

La prima parte è interessante, poi diventa molto didattico. Vale la pena perderci qualche minuto. Clicca sull’immagine e gioca.

Against all odds