Vincolo di mandato alla portoghese

Visto che è iniziata la campagna elettorale – era quasi ora: mancano solo 18 mesi alle elezioni! – volevo chiarire una cosa sul vincolo di mandato alla portoghese, di cui parlano alcuni 5S, come Di Maio che su FB afferma:

Se uno vuole andare in un partito diverso da quello votato dai suoi elettori, si dimette e lascia il posto a un altro, come accade ad esempio in Portogallo.

Ecco, non è proprio così.

È vero, l’art. 160 della Costituzione Portoghese afferma che perdono il mandato i deputati che s’iscrivono a un partito diverso da quello per cui erano stati eletti.

Come sempre, però, il diavolo è nei dettagli: niente vieta di lasciare il proprio partito.

Nella pratica, infatti, succede che il deputato che lascia il proprio partito esce dal rispettivo gruppo parlamentare e rimane indipendente, non iscritto a nessun gruppo (un po’ come quelli che da noi stanno nel gruppo misto).

Un esempio: il 24 gennaio Domingos Pereira ha lasciato il Partito Socialista e l’unico problema che ne è nato riguarda la tenuta del governo Costa, che adesso ha il sostegno di una maggioranza parlamentare che è tale solo per un voto.

Dalla macchina mal costruita alla mucca che vola

Durante la presentazione di Simplex 2016, una strategia di modernizzazione dei servizi di pubblica amministrazione, il primo ministro portoghese, Antonio Costa, ha terminato il suo intervento regalando a Maria Manuel Leitão Marques, ministra della Modernizzazione Amministrativa, la statuetta di una mucca con le ali.

Il significato è chiaro anche senza conoscere gli inside jokes degli assistenti di Antonio Costa: l’impossibile può diventare realtà.

Come per la geringonça, ne è nata subito una simbologia e un sito internet, avacavoadora.pt, che si propone di essere uno spazio di analisi e critica politica autonoma e indipendente:

la mucca che vola è anche il simbolo che ci sono cose impossibili che si possono tradurre in accordi e azione politica nel momento in cui si valorizza e si dà priorità ai valori che sono comuni ai tecnici che gli hanno dato le ali.

Di partiti socialisti e geringonça

I veti incrociati dei partiti spagnoli stavano conducendo il Paese alla terza elezione in un anno: mai con Rajoy, mai con il PP, mai con i nazionalisti, mai senza una riforma sul federalismo, non mi piego ai corrotti, sono uno duro io!

Le dimissioni di Sanchez sembrano aver risolto la situazione aprendo all’ipotesi di un’astensione del PSOE per permettere la formazione di un governo popolare, nell’interesse del paese e perché – dopo tutto questo – nuove elezioni significherebbe la pasokizzazione dei socialisti a favore di Podemos.

È (poco) rassicurante scoprire che anche in Spagna vi è una bicefalia congenita all’interno del partito socialista: prima González contro Guerra, poi Almunia contro Borrell, Rubalcaba contro Chacón e infine Susana Díaz contro Pedro Sánchez.

Quest’ultimo scontro è ancora più interessante: è stata Díaz a proporre Sánchez come candidato alle primarie socialiste del 2014 “a cui non si poteva presentare perché aveva appena vinto la presidenza dell’Andalusia. In quel modo ha frenato l’ascesa di Eduardo Madina, il suo maggior rivale, che avrebbe potuto essere un candidato forte“. Poi quello che doveva essere una marionetta, si è rilevato più indipendente del previsto, ma non più abile.

Da parte sua Podemos può approfittarne per rifiatare e comporre le piccole discrepanze sulla strategia nate tra Pablo Iglesias, più netto nel rifiutare ogni compromesso, e Iñigo Errejón, più possibilista ad un’apertura verso i socialisti.

Intanto, la situazione della sinistra in Europa non sembra migliore e il leitmotiv è sempre lo stesso: la divisione tra chi muove verso il centro e chi spinge a sinistra.

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L’Europa araba: il portoghese

Durante la Cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Rio mi sono sorpreso di vedere rappresentata, dopo l’arrivo degli europei e dello schiavismo, l’immigrazione araba.

Immigrazione araba in Brasile? C’è sempre qualcosa da imparare.

Poi, alcuni giorni, fa mi è capitato di leggere un articolo sulla cintura brasiliana in Libano, cioè un gruppo di paesi nella Valle della Beqāʿ, dove vivono migliaia di libano-brasiliani tra migranti di ritorno e seconde/terze generazioni.

Interessante è il passo sull’influenza che l’arabo, lingua semitica, ha avuto sul portoghese, lingua romanza:

Vale la pena ricordare che le due lingue si conoscono da molto tempo, avendo interagito a più riprese dalla conquista omayyade della penisola iberica nei primi anni del secolo VIII, prima che il portoghese fosse ancora il portoghese.

Infatti, i cinque secoli di dominio degli Omayyadi su quello che oggi è il Portogallo hanno lasciato un’eredità profonda sul vecchio portoghese. […] Con la fondazione del Regno di Portogallo, nel 12 ° secolo, i molti sforzi per “ri-latinizzare” la lingua così come la coniazione di termini tecnici e scientifici di origine greca e latina durante il Rinascimento, la maggior parte di queste parole arabe sono cadute in oblio. In tempi moderni, l’influenza delle altre lingue europee, soprattutto il francese, ha aggravato questa tendenza, tanto che oggi solo alcune di queste parole sono normalmente utilizzate: azeite (olio d’oliva, dall’Arabo al-zayt), alface (lattuga, dall’Arabo al-khass), aldeia (villaggio, dall’Arabo al-day‘ah), per fare alcuni esempi.

Devagarinho

Secondo molti analisti, il primo grande problema del nuovo governo portoghese sarebbe stato l’approvazione della legge di bilancio: il governo a guida socialista doveva trovare un equilibrio tra le richieste dei suoi alleati di governo e i requisiti fiscali europei.

A fine gennaio sembrava che i critici avessero ragione: la Commissione Europea aveva espresso alcune preoccupazioni riguardo la bozza ricevuta, affermando che si sarebbe espressa in via definitiva venerdì 5 febbraio.

Intanto, giovedì 4, il governo approva la legge di bilancio.

Il giorno dopo Costa incontra Merkel ed afferma, prima di conoscere la risposta dei commissari europei:

Naturalmente, non sono venuto per disturbare la signora Merkel con il bilancio portoghese, perché già deve preoccuparsi per il suo.

Una mossa azzardata, ma vincente. Il venerdì arriva sia l’approvazione dell’Unione Europea.

A novembre, si diceva che, per la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, dove passa Costa accade l’impossibile.

Forse c’è una spiegazione più semplice e preoccupante. Charles Grant, direttore del think tank europeista Centre for European Reform, afferma in un tweet:

Il governo portoghese minaccia di bloccare l’accordo dell’UE con Cameron, ho sentito in Bruxelles, se la Commissione non ridimensiona gli obiettivi fiscali.

Se la indiscrezione è vera, Costa ha saputo sfruttare bene il debole meccanismo decisionale europeo e piegarlo a suo favore.

Non sarà un orçamento perfetto, ma passo a passo, devagarinho, il Portogallo cerca la sua strada verso il cambiamento.