“Diventare virale” è un bug

Dante Ramos è un giornalista del Boston Globe, finalista del premio Pulitzer 2014 con un editoriale su come le restrizioni culturali limitano l’economia della città di Boston.

Come molti, spera che un suo articolo possa diventare virale sui social network. Il 29 marzo ci è riuscito. Non con l’indagine sull’avvelenamento da piombo nelle scuole di Boston, ma grazie alla foto dei capelli di una donna seduta di fronte a lui in aereo.

Il suo tweet è stato condiviso 56 volte in più dell’articolo del New York Times sulla scomparsa di materiale nucleare e 1.110 volte in più del suo editoriale più condiviso.

Sure, people around the world relate more to the exasperations of air travel than to the misery of adjunct college professors. But by going viral, I learned firsthand that what gets attention on the Internet and what actually matters in the world are two different things. Leggi l’articolo, in inglese.

 

Facebook e il plusvalore

Se – poniamo caso – metà degli iscritti a Facebook domani decidesse di migrare su un nuovo più strabiliante social network, ecco che di colpo, probabilmente, il valore di Facebook si dimezzerebbe. Questo vuol dire che il tempo che passiamo su Facebook, su Google, su Twitter, eccetera, è un tempo che produce reddito che non ci viene riconosciuto – è plusvalore dato dal nostro pluslavoro, per usare categorie un po’ desuete.

Christian Raimo
Il lavoro ai tempi del jobs act

Slow Social

L’istantaneità è il nuovo dio: istantaneità di presenza, comunicazione e risposta. Da un lato è una cosa fantastica, ma dall’altro è preoccupante. Quale profondità di pensiero può esserci dietro delle risposte così veloci? Non si può fare altro che riproporre opinioni preesistenti e affidarsi a reazioni istintive. Non c’è tempo per veri confronti, dibattiti e argomentazioni.

Will Hutton
Abbiamo bisogno di social network più lenti
[tratto da Internazionale 1140]