Non ho sentito il botto

È vero, a volte mi fisso troppo sui dettagli, ma – come racconta la cultura popolare – è lì che si nasconde il diavolo.

Ed è da ieri sera, da quando ho saputo dei fatti della Gare Central di Bruxelles, che ho in mente questa dichiarazione di Khamenei dopo l’attacco al parlamento iraniano.

La paura funziona se ti metti paura e non puoi spaventarti per quattro ragazzini che giocano con i petardi…

Khamenei

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Il terrorismo cresce nei ghetti europei

José Pedro Teixeira Fernandes, ricercatore e collaboratore dell’Universidade Lusófona, entra nella discussione sulle cause del terrorismo e pone l’attenzione al profilo degli attentatori di Parigi e di Bruxelles: uomo, giovane, di nazionalità europea, con origini familiari extra europee, solitamente nel sud del mediterraneo, nato in o esposto ad un ambiente culturale e/o religioso islamico, che vive in un ghetto nella periferia di una grande città europea

Sono giovani emarginati, senza una prospettiva di vita, chiusi in quartieri marginali che diventano il terreno ideale della propaganda jihadista. Gli ordini possono arrivare da Raqqa, ma gli esecutori sono nati in Europa, sono cresciuti in Europa, ma non si sentono europei, anzi odiano l’Europa, odiano la società dalla quale si sentono esclusi. 

La domanda da porsi è cosa è sbagliato: le politiche di integrazione o abbiamo superato i limiti di integrazione di nuove popolazioni? 

Personalmente, ritengo che la risposta a questa domanda è tutta politica e permette di rimarcare la differenza razzisti ed antirazzisti, tra conservatori e progressisti, tra destra e sinistra.

Che fare dopo gli attentati?

Sven Biscop, Senior Editor del think tank European Geostrategy e Direttore del ‘Europe in the World Programme’ presso il Royal Institute for International Relations in Brussels, commenta gli attentati di Bruxelles:

il terrorismo non è una minaccia vitale per il Belgio o per l’Europa. Nessuna democrazia europea collasserà, salvo che noi stessi rinunciamo alla democraziaLeggi l’articolo, in inglese

La politica e l’effetto Einstellung

“L’effetto Einstellung spiega come i preconcetti possano impedirci di vedere un modo migliore di fare le cose”

Non è cambiato molto da novembre: accusiamo un nemico esterno e non vogliamo vedere che gli attentatori sono nati, cresciuti ed educati in Europa.

Se, come si dice, è una guerra di civiltà, allora stiamo seguendo un piano di attacco sbagliato.

Identifichiamo le cause nella religione e non affrontiamo la diseguaglianza economica.

Identifichiamo il nemico in Siria, Iraq o altrove e non nei tagli ai servizi sociali.

Identifichiamo la soluzione nella chiusura delle frontiere e non in politiche di accoglienza e integrazione.

Abbiamo fatto la fine della scimmia. Per non aprire la mano e lasciare andare le nostre certezze, rimaniamo intrappolati e facile preda.

Terrorismo, San Dasio e Islam

Leonardo Tondelli usa il mito del martire San Dasio per farsi alcune domane sulla semplificazione che invade le opinioni e le politiche del dopo Parigi.

Per un sacco di gente, dall’11 settembre di 14 anni fa, “Islam” è diventata la risposta più comoda, e in molti casi l’unica. Perché ci vogliono ammazzare? Perché sono islamici. Ma non sarà che provengono da Paesi disastrati dalle fallimentari strategie geopolitche delle superpotenze? Leggi l’articolo

Cosa ha radicalizzato i giovani francesi?

Quando ho letto le prime reazioni agli attentati di Parigi, dobbiamo chiudere le frontiere, ho pensato che anche a me i francesi sono un po’ antipatici.

Claire Veale si chiede cosa ha radicalizzato i giovani francesi? e fa un’analisi interessante, individuando una soluzione condivisibile: il dibattito dovrebbe riguardare il sistema scolastico, la ghettizzazione delle aree urbane francesi, la violenza della polizia e le misure anti-terrorismo nazionali, il sistema carcerario, il razzismo strutturale, il distorto sistema giudiziario, il secolarismo assoluto ed oppressivo. Leggi l’articolo, in inglese

Secondo me, se un ventenne nato, educato e cresciuto in Occidente decide di uccidere centinaia di persone in nome di qualcosa che non conosce, allora la guerra di civiltà l’abbiamo già persa.