Le tribù europee

Chatham House e Kantar Public hanno identificato sei “tribù” presenti in Europa che superano i confini nazionali e i cui componenti condividono opinioni ed esperienze di vita:

  • Europei indecisi: la tribù più grande;
  • Europei soddisfatti: soprattutto giovani, contenti dello status quo;
  • Anti europeisti: non pensano di beneficiare dall’appartenenza all’Unione e non sono solidali con gli altri europei;
  • Europeisti frustrati: voglio un’Europa più forte e progressista;
  • Europei anti‑austerità: non è fiera di essere europea e auspica che i poteri siano restituiti agli Stati membri;
  • Europei federalisti: soddisfatti e favorevoli agli “Stati Uniti d’Europa”.

Fai il test: trova la tua tribù

 

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Bianco Bruxelles

Da Brussels Playbook, newsletter giornaliera di POLITCO Europe:

At receptions across Brussels a CEO is handed empty glasses (the other guests think he’s there to serve drinks). At a Parliament skin cancer screening service the organizers spend the week avoiding black people (their special camera doesn’t work on dark skin). The European Commission refuses to measure the ethnic diversity of its employees though it measures sex, age and nationality and reaches out to LGBT staff. People of color clean the toilets and serve the food at EU headquarters, but rarely if ever make the decisions.

I 751 membri del Parlamento Europeo in una foto: Brussels so white

 

Il manifesto di Ventotene

La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi la emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita. […] Il principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non è stato che una affrettata ed erronea deduzione, è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma – come avviene per forze naturali – essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne siano vittime.

 Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann
Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto
noto come Il Manifesto di Ventotene

Forse il 2016 non è stato così male

La prospettiva di James Crisp, giornalista inglese di base a Bruxelles e curatore della newsletter giornaliera di EurActiv, è semplice: anche se i tuoi amici su Twitter e Facebook sostengono che il 2016 è stato il peggior anno di sempre, abbiamo passato momenti peggiori.

Nel 1918, tra 20 e 50 milioni di persone morirono per un’influenza. Il 2015, non dimentichiamolo, ha avuto anche le sue tragedie e il suo terrorismo.

Il 1944 è stato abbastanza brutto. Anche il 1346, il primo anno che la Peste Nera colpì l’Europa, non è stato tutto da ridere.

È vero che la Brexit, l’elezione di Trump, gli attacchi terroristici e le altre crisi internazionali sono complicate e preoccupanti, ma fuori dalla stanza dell’eco di Bruxelles, il problema dell’Unione Europea è uno solo, sempre lo stesso fin dalla sua creazione:

come diventare rilevante e credibile, invece che disprezzata, tollerata o ignorata.